Il ritorno dal bivacco San Camillo – PARTE 2

Parte 1

E’ stata una notte lunga e tempestosa – questa l’ho copiata da qualche giallo all’inglese! – il vento tentava di portar via il tetto e la temperatura, nonostante la provvidenziale stufetta, è scesa quasi fino allo zero anche all’interno. Uscire fuori quelle poche manciate di seconde per liberarsi di tutto il tè caldo bevuto è stata un’esperienza traumatizzante, anche se il paesaggio da distesa glaciale era uno spettacolo incredibile.

Alle prime luci dell’alba – in questo periodo invernale parliamo delle otto più o meno, nessuna levataccia – che filtrano dalla finestrella, un leggero chiarore rispetto al buio pesto della notte, decidiamo di alzarci e bere l’ennesimo tè per mantenere calda la temperatura.

Tentiamo di raggiungere la sponda del lago per raccogliere un po’ d’acqua, nell’unica zona non gelata, ma proprio il ghiaccio sulla riva ci impedisce di avvicinarci senza rischiare di finire a bagno. Optiamo, perciò, come già abbiamo fatto per la cena di ieri sera, per sciogliere un secchio di neve grazie ai nostri fidati fornelletti e ricavarne un litro o poco più, molto lentamente.

Una buona e calda colazione ci prepara per il primo tentativo di uscita, sebbene la decisione di raggiungere una delle cime sia già quasi stata scartata.

fuori dal bivacco san camillo

Selfie nella bufera

Bastano appena due passi, completamente addobbati, ciaspole comprese, per renderci conto che oggi non andremo proprio da nessuna parte. Il beltempo quassù proprio non vuole arrivare: il vento continua a soffiare, le raffiche sempre fortissime, la visibilità ridotta a pochi passi e, a peggiorare la situazione, almeno 20 centimetri di freschissima neve polverosa ed accumulata qua e là dal vento, in cui si affonda parecchio.

Rientriamo per fare il punto della situazione: le uniche opzioni sono rimanere qui e sperare che domani migliori per scendere oppure scendere ora. L’idea di rimanere praticamente tutto il giorno chiusi qui dentro, senza neanche un libro – per una volta che dovevo portarmelo, niente! – non piace a nessuno, ed un provvidenziale messaggio da qualcuno giù in città ci fa presente che le previsioni non danno miglioramenti.

Il nuovo piano della giornata prevede quindi: passeggiata oltre il Lago della Rossa, sotto la diga, per vedere se c’è un’altra via percorribile, pranzo, ritorno a valle per la via migliore.

passeggiata al lago della rossa

Piacevole passeggiata al Lago della Rossa

Ci avventuriamo sotto le sponde della diga, quel posto in cui i genitori rammentano sempre di non stare mai, per nessun motivo, ed arriviamo alla parete opposta della montagna, dove sotto cumuli e cumuli di neve si intravede un muretto, una piccola cengia che corre sul lato della montagna, a strapiombo sulla valle. La neve accumulata sopra, però, rende impossibile camminarci, e quindi la nostra via di ritorno sarà il canale per cui siamo saliti.

Rientro da sola al bivacco, dove la nostra amica straniera ci aspetta al caldo -almeno in confronto alla temperatura esterna – mentre i due uomini vanno in avanscoperta all’inizio del canale, per cercare di capire se la discesa sarà una lunga scivolata a valle o, in qualche modo, sarà possibile camminare.

Diciamo che dalle foto che riportano, la prima è l’opzione più probabile!

Trekking alps in avanscoperta

Roberto in avanscoperta all’inizio del canale

Secondo i nostri uomini, il canale è percorribile e anzi, meglio approfittarne a breve, visto che il vento è leggermente calato e la situazione, secondo le previsioni meteo, ricomincerà a peggiorare verso sera.

Prima di mettersi in marcia, però, meglio riempire bene la pancia con una buona dose di carboidrati, che aiuterà a superare il freddo e la fatica. Noodles per qualcuno, pasta o zuppa per altri, tutti mettono qualcosa sotto i denti, anche perchè la gita inizialmente pensata per tre giorni ci ha lasciato ampio margine di scelta sul cosa e quanto mangiare.

Finito il pranzo toccano le pulizie – il bivacco va sempre lasciato in condizioni impeccabili, possibilmente migliori di come lo si è trovato, qualcuno ringrazierà di sicuro – e, ultimo ma non ultimo, il nostro ricordo sul diario, il primo World’s Paths & Trekking Alps insieme.

Tempo di scrivere, ricordi di bivacco

Tempo di scrivere, ricordi di bivacco

Armati di tutte le energie possibili e di tanta voglia di nuove avventure, ben vestiti contro tutto quello che potremmo incontrare durante la discesa, Arva indossato e acceso per ogni evenienza, chiudiamo con attenzione tutte le finestre e, nonostante il ghiaccio, riusciamo a sprangare la porta, poi è davvero ora di mettersi in cammino.

Un po’ dispiace dover ripiegare così presto, sarebbe stato bello andarcene in giro per le vette, ma è davvero impossibile questa volta.

Arriviamo al canale e praticamente, uno per volta, scivoliamo giù fino al pianoro sottostante. In alcuni punti non c’è modo di far presa sulla neve fresca, in cui si sprofonda e si scivola nonostante le ciaspole, il vento che soffia a favore rende il tutto ancora più esilarante, tra ruzzoloni, scivolate e cappottamenti vari.

Riusciti finalmente a rimettersi in piedi e pronti per affrontare il pianoro davanti a noi, le raffiche diventano di nuovo davvero forti, tanto che più di una volta rischiamo di finire con la faccia per terra da tanto ci sballottano. L’unica fortuna è che abbiamo il vento a favore e quindi camminare non è impossibile – fosse stato contro, così forte, non sono sicura che ce l’avremmo fatta – anzi, capita ben più di una volta di essere praticamente lanciati un paio di metri avanti, quasi come se stessimo balzando sulla luna, senza gravità.

 bivacco San Camillo tormenta

Spedizione in Groenlandia? No, ritorno dal bivacco San Camillo

La strada fino al Lago dietro la Torre non è lunga, ma tra raffiche e bufera – e senza occhiali! – è abbastanza impegnativa, insomma, sicuramente un’avventura diversa dalle altre ed entusiasmante.

Il nuovo acquisto, la nostra nuova videocamera resistente a tutto – così ci hanno assicurato – ha un’inaugurazione decisamente tosta: superato il canale, per la prima volta, riesco a fermarmi e tirarla fuori dallo zaino, riempiendolo di neve nei pochi istanti in cui lo lascio aperto, e con mano gelata e poco ferma e pochissima esperienza in merito, cerco di filmare, ormai superato il peggio o poco distante dal Lago dietro la Torre, questa spettacolare bufera, giusto nel momento in cui un timido sole fa capolino tra le nubi e i turbini di neve – scopriremo a casa che l’audio deve essere regolato meglio, sembriamo tanti pesci nell’acquario!

“Non si può pervenire in cima alla montagna senza passare per vie difficili e scoscese; non giungere alla virtù senza che costi assai sforzi e fatiche. Ignorare la strada che si deve prendere, mettersi in cammino senza guida, è come volersi smarrire, volersi mettere in pericolo della vita.”

Confucio

Dopo tanto buio e visibilità limitata al minimo, riusciamo, sullo sfondo, ad intravedere il profilo delle montagne, la bufera ormai superata ci lascia in balia di un forte vento che alza la neve fresca caduta nella notte, e continuiamo a ringraziare per il fatto che quel vento non sia proprio gelido, freddo sì, ma non eccessivamente.

Una cosa è certa, abbiamo testato l’attrezzatura da pieno inverno: ghette, copri zaini, ciaspole, giacche termiche…funziona tutto alla grande!

Discesa dal bivacco San Camillo

Poco prima del Lago dietro la Torre, finalmente si vede qualcosa

Camminiamo ancora in mezzo a questa distesa bianca, il cielo è finalmente azzurro sopra di noi, riusciamo a vederlo, ma alla nostra altezza non c’è nulla di distinguibile, ci orientiamo coi pali di segnalazione della strada battuta per i guardiani della diga, poi, all’improvviso, appare la sagoma del lago, delle costruzioni, della diga: un secondo prima non c’era nulla, un secondo dopo, come per magia, eccoci arrivati a quello che sappiamo essere il punto di svolta.

Come all’andata, infatti, superato il lago e raggiunto il tunnel, ci godiamo qualche istante di silenzio – il rumore del vento può essere assordante – ci sistemiamo e riusciamo a scambiare le prime parole senza dover gridare come matti, in tranquillità.

Un veloce snack e, usciti dall’altro lato del tunnel, siamo praticamente proiettati in un nuovo mondo.

Strada dopo il Lago dietro la Torre

Uscita dal tunnel che separa dalla tempesta

E’ incredibile, qualcosa come cento metri prima eravamo immersi nel tempo peggiore in cui avessimo mai camminato; entriamo nel tunnel, facciamo quattro passi, e ci aspetta il sole, un cielo terso ed un vento forte, ma nella norma. Meraviglie della montagna.

La strada è ancora lunga, c’è molta più neve a terra e ce ne accorgiamo dal guard rail, prima appena sporco di neve ed ora quasi nascosto, ma orma il peggio è passato. Ci godiamo la tranquillità dei molti tornanti, giocando ad indovinare le vette che ci circondano – ci sono cinque punte identiche a quelle che si vedono dalla Val Susa ma che sono di certo parte di una altro gruppo! – e tentando di misurare il vento che abbiamo lasciato lassù.

Ci giriamo indietro, poi, per la prima volta, scoprendo che l’unica cima coperta da minacciose nuvole scure è proprio là dov’eravamo noi: il nostro intuito non sbaglia mai, cerchiamo avventure e le troviamo come nessun altro sa fare!

Arrivati, infine, alle macchine, dispiace davvero togliersi le ciaspole e svestirsi, ma ormai è pomeriggio inoltrato, ci abbiamo messo diverse ore a scendere, quasi quante a salire, e la stanchezza si fa sentire. Ci salutiamo, sicuri che avremo presto occasione di infilarci nuovamente in qualche pasticcio avventuroso e adrenalinico, ne siamo certi!

Ritorno dal bivacco San Camillo

Facce, distrutte, all’arrivo

 

AP

P.S.: siamo contentissimi di aver realizzato il nostro primo vero e proprio reportage, completo di video foto, accettiamo ogni suggerimento, critica e, perchè no, complimenti, per migliorarci sempre!

2016-10-13T13:34:36+00:00

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