Rocca Patanua, l’inverno è ancora lontano

Data Trekking: 11/01/2015

quota partenza (m): 1437
quota vetta (m): 2410
dislivello complessivo (m): 1000

Accesso:

Da Condove segure per Mocchie, Frassinere, Mollette, poi lasciare a dx il bivio per Grange e parcheggiare nel piazzale antistante la cappella di Prarotto. Di fronte alla cappella imboccare una stretta sterrata che attraversa alcuni prati con villette e, diventata sentiero, risale la dorsale sud tra rade pinete.

Ieri abbiamo dovuto ritirarci, il Bivacco Piero Vacca non siamo riusciti a vederlo neanche da lontano; il ghiaccio ed il vento, il brutto tempo, ci hanno impedito di raggiungerlo e siamo dovuti tornare indietro. Una mezza disfatta, dico mezza perchè oggi siamo di nuovo all’attacco di una qualche cima, l’importante è non rimanere a casa.

Insomma, quella di ieri è stata solo una piccola battuta d’arresto e oggi, visto il sole che splende ed il tempo decisamente buono, almeno tenendosi alla larga dalle vette più alte, abbiamo optato per una meta semplice e raggiungibile: Rocca Patanua, che in dialetto piemontese significa Rocca Nuda, per via della cima completamente spoglia di vegetazione, solo nuda roccia.

Poco lontano da Torino, promette ottimi scorci e panorami sulle cime da un lato e sulla città dall’altro.

 

Rocca Patanua

Prima tappa salendo verso Rocca Patanua

Ci incamminiamo con calma, dopo un’ottima e sostanziosa colazione a valle. Oggi gli zaini sono davvero leggeri, giusto una giacca e qualche panino, al contrario di ieri quando erano pieni di tutto il necessario per una notte invernale in quota: sacco a pelo, cambio pesante, cibo, torce…insomma, mezza casa sulle spalle.

Anche oggi, dopo un po’ d’indecisione, abbiamo portato le ciaspole, più che altro per sicurezza. Ma a giudicare da quanto riusciamo a vedere, difficilmente ci saranno utili. Le tracce di neve sono sporadiche, giusto nei tratti all’ombra ed in ogni caso, qualche centimetro o poco più, niente di cui preoccuparsi con un buon paio di scarponcini.

 

Rocca Patanua

La nostra guida in posa, il Rocciamelone sullo sfondo

Arriviamo al primo pianoro senza quasi accorgercene, solo un tratto ripido ci ha fatto sudare appena, mentre il resto è davvero semplice. Siamo a più di metà strada ed un piccolo imprevisto ci rallenta un poco: superato il bosco ed il riparo che fornivano gli alberi, ci ritroviamo con un vento a raffiche decisamente forti che, in più di un’occasione, minacciano di buttarci per terra.

Fortunatamente non ce l’abbiamo dritto in faccia, è laterale, ed a tratti addirittura aiuta a proseguire.

Niente di grave in ogni caso, il sentiero è facile e non ci sono grandi pericoli, è ora di tirare fuori i bastoncini ed incamminarci sull’ultimo tratto.

 

Rocca Patanua

Foto di gruppo prima dell’ultimo sforzo

“Basta un colle, una vetta, una costa. Che fosse un luogo solitario e che i tuoi occhi risalendo si fermassero in cielo. L’incredibile spicco delle cose nell’aria oggi ancora tocca il cuore. Io per me credo che un albero, un sasso profilati sul cielo, fossero dei, fin dall’inizio”
Cesare Pavese

Da quassù abbiamo una visuale completa sulle vette della Val di Susa, innevate solo per metà, ma comunque meravigliose. Il forte vento non le risparmia di sicuro, anzi, crea fantastici giochi con le nuvole ed i pennacchi di neve che alza dalle cime. Sembra un dipinto.

Ovviamente non perdiamo l’occasione per qualche scatto particolare, per documentare le nostre valli e le cime che ci circondano, abbiamo da poco inaugurato una nuova sezione del nostro blog, Le Vette, e queste foto non potranno non farne parte.

 

Rocca Patanua

Vette innevate di fronte a noi, il Rocciamelone che svetta tra tutte

Finita la sessione fotografica, ci dirigiamo verso l’ultimo tratto di sentiero, il più impegnativo. Superato il pianoro e l’avvallamento pieno di neve, dobbiamo tagliare un costone su di un nevaio, dove solo una piccola traccia ci aiuta a non scivolare sul ghiaccio.

Infine, ci aspettano gli ultimi metri, quasi verticali, per raggiungere Rocca Patanua e la sua croce. Qualcuno patisce un po’ l’altezza e le vertigini, a tratti, si fanno sentire, ma uno dopo l’altro raggiungiamo la vetta, dove il vento soffia forte ma lo spettacolo è assicurato.

Ci accomodiamo, lasciamo gli zaini a parte ma prendiamo il cibo, e ci stringiamo tutti sul lato riparato dal vento.

 

Rocca Patanua

Un’altra vetta conquistata, ora ci spetta il pranzo

“Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima”
Seneca

I panini di ieri forse sono un po’ rigidi, ma sarà l’altitudine o l’aria di montagna, qui non si disdegna nulla. Non avanza mai nulla, anzi, ci fosse ancora qualcosina sarebbe meglio.

Il vento ci fa presto rabbrividire, è difficile tenere le mani fuori dalle tasche senza ritrovarsele gelate in pochi secondi, così, appena terminato tutto il cibo disponibile, due righe sul diario di vetta, e subito si riparte. Ci aspetta qualche metro difficile scendendo, ma dopo sarà solo una piacevole passeggiata.

 

Rocca Patanua

Un corvo saluta la nostra discesa, sarà un segno?

A pochi passi dalla cima, mentre aspettiamo che gli altri si incamminino, ci giriamo ed un corvo nero e grosso è lì, appollaiato sulla croce, pronto a levarsi in volo non appena proviamo a fotografarlo.

Non so se sia un segno positivo o meno, resta il fatto che lo scatto è davvero particolare. E speriamo nel buon segno 🙂

 

Rocca Patanua

Il sole che scalda la nostra discesa, una giornata perfetta

Lasciamo Rocca Patanua alle nostre spalle ed in breve tempo siamo di nuovo al pianoro dove già all’andata ci eravamo fermati per qualche scatto. Impossibile non giocare un po’, come i bambini, con la neve, scivolando sui nevai e prendendosi a palle di neve.

Come avevamo già intuito, le ciaspole le abbiamo solo portate per prendere aria fresca, totalmente inutili in quest’inverno senza neve.

Scendendo, la visuale cambia radicalmente: se prima c’erano le vette ad occupare tutto il campo visivo, ora è la città, Torino, a farla da padrona. Un velo grigio la ricopre, forse una parte è umidità, ma la maggior parte è sicuramente smog ed inquinamento, che peccato.

 

Rocca Patanua

Torino sullo sfondo, con il suo velo grigio

La nostra camminata volge al termine, ci aspetta solo più il bosco e poi saremo arrivati alla macchina.

Fa impressione il panorama, se non ci si guarda indietro: non c’è traccia dell’inverno, gli alberi sono ancora verdi, di neve neanche una traccia, i prati sono secchi è vero, ma i colori sono ancora forti, caldi, si direbbe un perfetto autunno e non un gennaio inoltrato.

Non ci resta che sperare che il freddo, e la neve soprattutto, arrivino davvero, per inforcare le tavole da snowboard ed andarsi a godere qualche bella traccia in neve fresca.

 

Rocca Patanua

Autunno o inverno? Difficile decidere, rimane in ogni caso la bellezza del paesaggio

Un saluto da quassù alla Sacra di San Michele che si staglia sulla destra, meta di una nostra gita per provare la via ferrata in una giornata d’autunno – quello vero! –  e poi via, si rientra, si torna a casa, sotto il velo grigio della città.

«Imbocco il sentiero e piano piano sento la mia mente svuotarsi dai problemi dallo stress quotidiano, come se entrassi in un altro mondo in una dimensione dove il passato non esiste, e finalmente, mi sento svuotato dall’odio, dalla rabbia, dalla delusione che sfinisce la mia vita quotidiana. Finalmente posso sorridere con un sorriso vero, diverso dal sorriso di tutti i giorni, sorrido, perchè posso sentire la pace interiore che si fonde con la quiete esteriore. Riesco a sentire il battito accelerare ma non mi accorgo della fatica, perchè la mia mente lascia spazio solo ai sensi per captare i profumi che arieggiano in quella brezza frizzantina che riempie i polmoni e tutta la mia anima di gioia, quella gioia che trovo solo sul sentiero che mi porta in alto nel mio mondo tra le montagne».
Anonimo

AP

2017-06-01T11:26:50+00:00

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