Da New York al Robinet

Data trekking: 11-12/04/2015

1 giorno:

quota partenza (m): 1100
quota vetta (m): 1986
dislivello complessivo (m): 886

2 giorno:

quota partenza (m): 1986
quota vetta (m): 2679
dislivello complessivo (m): 693

 

Accesso

Da Torino: tangenziale Nord, indicazioni per Frejus, uscita Avigliana est, seguire per Giaveno, Coazze, Forno di Coazze, bacheca del Parco, posta all’imbocco del bivio per la Borgata Molè, parcheggiare nei pressi oppure nel piazzale a monte del Santuario della Madonna di Lourdes.

Un altro weekend intenso è alle porte, di nuovo con Trekking-Alps ed in compagnia di tanti nuovi amici da tutto il mondo.

Questa volta decidiamo di non avventurarci in posti nuovi e ritornare, ancora una volta, al Rifugio della Balma, un bivacco a 5 stelle. L’obiettivo finale è il Monte Robinet, anche se dovremo valutare le condizioni meteo e la preparazione fisica dei nostri compagni di viaggio.

Compagni di viaggio che, questa volta, sono parecchi: quattro ragazzi di New York che studiano temporaneamente in Italia, una ragazza tedesca, Roberto e la sua amica guida naturalistica Elisabetta, e noi due.

Un piccolo problema ci offre un’opportunità inaspettata: il bivacco ha soli otto posti letto e noi siamo in nove. Certo, potremmo stringerci un po’ e starci tutti, non sarebbe un gran problema e ci terremmo caldo, ma perché non approfittarne per una bella notte in tenda sulla neve? L’occasione è troppo ghiotta per non approfittarne. Riempiamo gli zaini con tutto il necessario e ci prepariamo a questa nuova sfida.

Vallone della Balma

Si torna al Rifugio della Balma con tanti nuovi amici

Armati di tutto il necessario, tenda, sacchi a pelo, torce, ciaspole, cambi, cibo e varie, ci incamminiamo su per la strada che ormai conosciamo quasi a memoria. Il paesaggio è sempre il solito, ma sempre diverso. E’ più secco questa volta, con meno verde di quanto non fossimo abituati e c’è un bel sole questa volta, a differenza dell’ultima volta, quando siamo saliti in mezzo ad una nebbia fino al Rifugio della Balma, in occasione del nostro primo incontro con Trekking-Alps.

 

Vallone della Balma

Il Vallone della Balma è comunque sempre un posto favoloso, in ogni stagione

I nostri amici americani non sono molto organizzati: quattro giovani ragazzi alla scoperta delle Alpi, scarpe decisamente discutibili, forse adatte ad una passeggiata in centro città, ma sorrisi indelebili stampati sulle loro facce desiderose di nuove scoperte e nuove avventure. Come li capiamo bene! E’ il nostro spirito di ogni avventura, viverla al massimo ed intensamente. Questo piccolo dettaglio, però, nonostante la loro buona voglia, ci fa dubitare che riusciremo ad arrivare al Monte Robinet, ma le speranze non sono ancora perdute.

La nostra amica tedesca, al contrario, è davvero ben organizzata e non si lascia scoraggiare da qualche acciacco fisico che la rallenta leggermente, anzi, ci mette tutta la grinta possibile per stare al passo dei quattro ragazzi impazienti di arrivare in cima.

 

Vallone della Balma

La strada è lunga ed il paesaggio è stupendo come al solito

Ci siamo presi molto margine di tempo e le nostre soste sono lunghe e frequenti, sia per non affaticarci in vista del programma di domani, sia perché vogliamo davvero goderci la giornata ed il sole, prenderci tempo per scattare molte belle foto e chiacchierare molto.

Una delle tappe più lunghe la facciamo poco prima di metà strada, quando incontriamo il nuovo ponticello – ricordo la nostra prima uscita in compagnia dei ragazzi dell’Accademia Torino, quando dovemmo spostare i tronchi che fungevano, allora, da ponte, per poter permettere ai ragazzi di non infradiciarsi attraversando, ritornando dall’allenamento di judo in alta quota.

 

Vallone della Balma

Incredibili colori ed acqua cristallina, una delle tante meraviglie del Balma

Dopo esserci rilassati a fianco del fiume, con il rumore dell’acqua che scorre tra le rocce, ci rimettiamo in cammino. Il sentiero comincia a farsi più ripido e la neve sempre più presente, ma nulla di troppo impegnativo.

Il sole ci riscalda, anche troppo a dir la verità – sembra che Attilio si sia fatto il bagno nel fiume appena superato! – e rende la neve bagnata e molle.

 

Vallone della Balma

Primi passi sulla neve per i nostri amici, si avvicina il momento delle ciaspole

Superiamo alcuni nevai non troppo grossi, senza problemi, ma la neve comincia ad esser sempre più presente e ci rallenta, sprofondiamo ad ogni passo e tenuto conto delle scarpe decisamente non a prova d’acqua di alcuni di noi, decidiamo che è arrivato il momento delle ciaspole.

Ciaspole, queste sconosciute! Di tutte le persone che ci hanno accompagnato in montagna, praticamente nessuno le aveva mai provate prima – anche per me è stata la prima volta proprio qui, nel vallone della Balma, ad inizio stagione! – ed è sempre simpatico l’incontro tra le persone e questo arnese che rende goffi e lenti.

 

Vallone della Balma

Circondati dalle Alpi e sovrastati dalle nuvole

Sotto il momentaneo riparo dal sole di una nuvola di passaggio, aiutiamo tutti i nostri amici ad indossare le ciaspole. Non che sia particolarmente difficile, a patto che si abbiano degli scarponcini ai piedi. Indossarle su un paio di scarpe normali – per la precisione parliamo di un paio di polacchine, un mocassino ed uno stivaletto da donna da città, in plastica, ma sempre stivaletto aderente – è quasi un’impresa: i lacci, anche nel punto più stretto, sono troppo larghi e non si riesce a far rimanere la ciaspola attaccata al piede, rischiando di perderla ad ogni passo.

Ma i nostri amici ci stupiscono ancora e non si perdono d’animo, anzi, ansiosi di provare questa nuova avventura si avviano a passo spedito lungo il sentiero su cui la nostra guida sta facendo traccia.

 

Vallone della Balma

Steven sprofonda nel buco: stavamo per replicare il film 172 ore!

Poi, in un tratto di sentiero innevato tra le rocce, Steven sprofonda in un buco e la ciaspola gli si incastra tra le rocce coperte di neve, lasciandolo lì, infilato fino alla vita nel buco.

Tra le risate di tutti e le foto ricordo del momento, cominciamo a scavare per liberarlo. Nulla di grave, anzi, molto comico, ma i suoi jeans – sì, sono venuti tutti con un paio di jeans! – cominciano ad inzupparsi velocemente. Dopo qualche minuto è di nuovo libero, non prima di avergli fatto presente che avrebbe potuto finire come il ragazzo del film (e libro) 172 Ore, quello che per uscire da un canyon si dovette amputare da solo il braccio rimastogli incastrato tra le rocce.

Tranquilli, non c’è stato nessun pericolo, nemmeno per un momento, era solo per creare un po’ di suspance!

 

Vallone della Balma

L’ultima cresta da superare è di fronte a noi, poi ci accoglierà il Rifugio della Balma

Rimesso in piedi il nostro amico, ci avviamo sull’ultimo piccolo tratto di sentiero che ci separa dal rifugio. Il sole è ancora alto, ora che le giornate sono più lunghe è un piacere arrivare alla meta ed avere ancora qualche ora di luce a disposizione.

Superiamo l’ultima cresta ed il profilo del rifugio ci appare in controluce sulla cresta successiva. Vedere la meta dà sempre una scarica di energie e l’ultima salita la percorriamo quasi di corsa, nonostante l’ingombro delle ciaspole.

 

Vallone della Balma

Il rifugio è ormai vicino, le energie raddoppiano!

Gli ultimi passi ed eccoci, di nuovo, quassù! 

Raggiungiamo tutti il rifugio e dopo i festeggiamenti ordinari, entriamo e ci accomodiamo un po’, spogliandoci della roba fradicia che abbiamo addosso, chi per aver sudato troppo, chi per avere roba non adeguata.

Mentre noi mettiamo su un bel tè caldo, gli altri scoprono la vita da bivacco ed occupano i letti per la notte. 

 

Rifugio della Balma

Di nuovo qui, orma ci siamo affezionati

Abbastanza affamati, decidiamo di non aspettare l’ordinario orario per la cena, e poco importa che siano neanche le sette, l’acqua per i tortellini già bolle. Insieme a Roberto, stupiamo tutta la compagnia per come sia possibile avere una cena davvero buona con così poco: tortellini freschi – e leggeri da trasportare – acqua e qualche sugo pronto, la cena è servita!

Accompagnata da un buon bicchiere di vino, la serata comincia nel migliore dei modi, tra le risate e la felicità generale, ed un buon sorso di genepy per concludere.

 

Rifugio della Balma

Foto di gruppo – manchiamo noi! – all’interno del rifugio

Prima che tramonti il sole, però, abbiamo una cosa molto importante da fare: montare la tenda. Il compito si rivela un po’ più difficile del previsto, e siamo contenti di aver scelto di provare qui, a due metri dal rifugio. La pala ci serve a spianare e costruire il piccolo muretto che ci riparerà dal vento e terrà, almeno in parte, il calore nella tenda; due coperte del rifugio ci aiuteranno ad isolarci dalla neve a terra ed a scaldarci, e la stufetta dentro asciugherà i nostri scarponi umidi.

Insomma, una tendata con aiuto, ma niente male per esser la prima prova su neve con una tenda estiva!

Ci addormentiamo così, dopo tante risate con i nostri amici, guardando le luci della città di fronte a noi, e ci godiamo una notte di meritato e comodo riposo, nel nostro posto preferito, la nostra fedele tenda!

 

Vallone della Balma

Notte in tenda con “aiutino”, ma pur sempre una notte in tenda

Domani ci aspetta una lunga giornata e, speriamo, la conquista di qualche vetta, se non il monte Robinet, almeno qualcosa di più accessibile. Domani è un altro giorno, si vedrà.

Quando a svegliarti è un raggio di sole dritto davanti ai tuoi occhi, sai già che sarà una stupenda giornata!

Ben organizzati, non abbiamo assolutamente patito il freddo ed i materassini ci hanno garantito un buon sonno ed un meritato riposo.

Apriamo la tenda, spiamo fuori, ed un sole ancora timido spunta sopra la foschia che copre la città, rosso, arancio e rosa, spettacolare!

Da New york al Robinet Giorno 2

Primo sole del mattino, i colori sono incredibili

Non sentiamo ancora nessuno di sveglio dal bivacco, nessuno quindi che possa portarci i nostri scarponcini caldi e asciutti, e noi non abbiamo nessuna intenzione di cominciare la giornata con una passeggiata sulla neve a piedi scalzi. Ci consoliamo sonnecchiando ancora per un po’, godendoci il sole ed i suoi colori durante il tragitto verso il cielo azzurro.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Vedere l’alba dalla tenda è una delle cose più spettacolari di sempre

Poco dopo sentiamo i primi movimenti dal bivacco e Roberto ci accoglie con un buon giorno e due paia di scarponcini asciutti e caldi, un gran lusso molto piacevole!

Sistemiamo tutto, smontiamo la tenda e nel mentre prepariamo abbondante tè caldo per tutti, per accompagnare i biscotti e la colazione che ci darà le energie per il trekking di oggi.

Il sole, con la sua dose di vitamina D, mette tutti di ottimo umore e la location ci infonde energie inaspettate: decidiamo quindi di puntare alto, direzione Monte Robinet.

Dopo aver fatto una buona ed abbondante colazione al sole ed aver riposto le nostre cose in un angolo del bivacco, alleggeriti di tutto il superfluo, infiliamo nuovamente le ciaspole e ci avviamo sul sentiero che ci porterà alla vetta.

Da New york al Robinet Giorno 2

Si parte! Gruppo avventura alla riscossa, le cime ci attendono

Il primo tratto di sentiero, fino alla stazione meteo, sebbene non tracciato, è abbastanza semplice. La pendenza non è ancora impegnativa e la neve è ancora abbastanza gelata dalla notte, rendendo facile e piacevole la passeggiata.

Attilio ed io, però, una volta arrivati alla stazione meteo, ci scambiamo occhiate perplesse: durante la nostra prima ciaspolata, proprio da queste parti, avevamo cercato di raggiungere il Monte Robinet, e le indicazioni erano di puntare dapprima alla stazione meteo e di lì alla vetta. Sconsolati dal vedere la stazione meteo – o quella che credevamo lo fosse! – così lontana ed in alto, la neve fresca che rendeva tutto davvero difficile, avevamo deciso di tornare indietro. Il problema è che noi eravamo molto, molto più avanti di quanto non siamo ora, e la stazione meteo l’avevamo decisamente mancata.

Proseguiamo, un grosso interrogativo impresso sulle nostre facce.

Da New york al Robinet Giorno 2

Sosta alla stazione meteo, tappa completamente mancata durante il nostro primo trekking quassù

Cammina cammina, la neve diventa sempre più bagnata, scaldata da questo sole ormai primaverile, ci alterniamo alla guida in modo da far traccia un po’ ciascuno e non stancarci troppo.

Superato il grande pianoro, ci si para davanti la sfida vera e propria: una parete che diventa sempre più ripida salendo, ma che ci porterà alla nostra meta una volta raggiunta la cresta.

Cominciamo a capire il nostro errore durante il trekking precedente: quella che credevamo essere la stazione meteo, una piccola costruzione sul limite della cresta, è in realtà la chiesetta ed il bivacco sulla cima del Monte Robinet. Insomma, la volta scorsa eravamo quasi arrivati, ci mancavano forse gli ultimi cento metri di dislivello, ma sconfortati dal pensiero, errato, di essere poco più che a metà strada, con le gambe che già chiedevano pietà, ci siamo arresi.

Morale: non arrendersi mai, arrivare sempre alla vetta, che spesso è più vicina di quanto non si creda. E che oggi conquisteremo!

Saliamo e saliamo, le chiacchiere si affievoliscono per poi spegnersi del tutto, arriva solo qualche incitamento da chi è più avanti, da chi ormai scorge già quasi la vetta.

Poi gli ultimi faticossisimi passi, ed eccoci sulla cresta, tutti in cima, insieme!

Da New york al Robinet Giorno 2

Festeggiamenti newyorkesi sulla vetta: giovani calorosi!!!

Siamo arrivati, abbiamo conquistato anche questa cima! Ci abbiamo messo la bellezza di due trekking per arrivarci, due faticosissimi trekking, uno a causa della neve troppo fresca, l’altro per la neve troppo bagnata, ma con molto sudore e una buona ed allegra compagnia, ci siamo arrivati.

Vista sul Monte Robinet

Ce l’abbiamo fatta, era ora!!! Festeggiamenti e felicità

Decidiamo di non percorrere tutta la cresta per arrivare alla chiesetta del Monte Robinet, un po’ perché non abbiamo tempo, i nostri amici devono tornare giù per prendere il treno che li riporterà a Firenze, un po’ perché il sentiero non è battuto e la neve è ormai abbastanza pericolosa, bagnata com’è.

Ci accontentiamo, se così si può dire, di essere qui, su un passo più alto del Monte Robinet, la punta del Monte Rocciavrè sull’altro estremo della cresta, poco più su di noi.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Relax dopo la grande fatica, in contemplazione della cima del Monte Robinet, così vicina ma, oggi, irraggiungibile

Ci gustiamo un buon pranzo a base di panini e zuppa in scatola – gusti stravaganti americani – e guardiamo sorridendo i nostri amici, spesso sorpresi in ammirazione di questi paesaggi sconosciuti per loro, ma così familiari per noi. Siamo circondati dalle vette, vette innevate e sfiorate dalle nubi che si avvicinano veloci.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Malika, affascinata dalle vette innevate, soddisfatta di essersi guadagnata questo spettacolo

Mangiamo e ci rilassiamo un po’, il tempo di fare tutte le foto per far rimanere impresso questo momento magico nella mente, qualche chiacchiera, poi è ora di rimettersi in marcia. Ci aspetta una lunga discesa verso il bivacco ed una ancora più lunga dopo, verso la macchina ed il rientro.

Come ormai già ampiamente sperimentato, sappiamo che su pendii così ripidi il modo più veloce per scendere è…una bella scivolata! Certo, la neve ormai fradicia non aiuta e più di una volta ci ritroviamo seduti e bloccati nella neve.

Scivolando e rotolando, arriviamo velocemente al pianoro e decidiamo di fare una piccola deviazione per mostrare ai nostri amici lo spettacolo del lago Soprano gelato. Rimaniamo affascinati anche noi, è così diverso da quello che avevamo visto con i nostri amici judoka durante i loro allenamenti in quota.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Un momento di relax e contemplazione, prima di fare rifornimento d’acqua al lago

Ci avviciniamo alla sponda del lago per riempire le borracce, il sole caldo ci ha fatto bere più di quanto non avessimo preventivato ed abbiamo tutti una gran sete.

Ne approfittiamo per una rara foto del nostro fotografo, solitamente dietro l’obiettivo, e della nostra guida, la coppia di ferro che ci porta in giro per le Alpi tutti i weekend.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Una rara foto del fotografo, in compagnia della nostra fedele guida

Poco dopo siamo al bivacco e ci prendiamo qualche momento di pausa, chi con un veloce sonnellino, chi con due chiacchiere, chi sistemando lo zaino.

Di qui ci separeremo per il rientro, il primo gruppo, Roberto ed una delle due coppie di americani, torneranno velocemente a valle per arrivare in tempo in stazione e prendere il treno, mentre noi ed i restanti amici scenderemo con calma, gustandoci la lunga passeggiata e parlando delle differenze tra Italia, Germania e Stati Uniti.

C’è così tanto da raccontarsi che il sentiero scorre veloce sotto i nostri piedi, ed arriviamo alle macchine davvero stanchi e soddisfatti, così come dovrebbe essere sempre dopo un weekend così intenso, di fatica ed emozioni.

 

Da New york al Robinet Giorno 2

Tolte le ciaspole, si sente già odore di casa. Il Monte Robinet ci rimarrà nei pensieri a lungo

I saluti, arrivati alle macchine, sono un momento dolce e amaro, come sempre. Abbiamo condiviso molto in questi due giorni e sarebbe bello riuscire davvero a ritrovarsi di nuovo, chissà dove e chissà quando.

Ci proveremo, i contatti ce li siamo scambiati, e chissà che non ritroveremo i nostri amici americani sui Monti Appalachi, questa volta noi gli stranieri in terra straniera.

Ciao ciao amici, è stata una gran bella avventura!

AP

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2017-08-02T17:49:23+00:00

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