Angoli incontaminati: Gibbon Pass e Shadow Lake

Informazioni

Non abbiamo neanche ripreso il fiato dalla fantastica avventura inaspettata allo Stanley Glacier che subito ci buttiamo a capofitto in un’altro giro. La nostra meta è ora ben 7 km immersa nel bosco, lungo il Redheart Creek, sulla strada per lo Shadow Lake. Domani, invece, già sappiamo che raggiungeremo il Gibbon Pass, e poi chissà che altro, insomma, la nostra solita bella lunga camminata!

Ormai è già sera e arriviamo al campeggio che è già buio. Ci aspetta una brutta sorpresa: le uniche due piazzole libere sono inutilizzabili, una perché praticamente una pozza di fango, l’altra perché non mantenuta, ormai è un giungla ed è impossibile piantare la tenda. Non male, avendola pagata 30$! Sicuramente lo faremo presente alla gestione del parco. Ci adattiamo nello spiazzo, comodamente sotto uno degli alti abeti, e dopo una veloce cena siamo subito a dormire.

Dormiamo quasi dodici ore filate, riposandoci completamente per il giorno dopo. Al mattino ci aspetta una bella giornata e non perdiamo tempo: lasciamo la tenda montata e quello di cui non abbiamo bisogno e siamo subito in marcia.

Trail to

Se il terreno è vagamente a rischio umido, stai sicuro che troverai una perfetta passerella!

Diverse passerelle ed un ampio sentiero ci conducono allo Shadow Lake Lodge, un piccolo complesso di baite in una radura ad un chilometro dal lago, fantastico. Non fosse per il 250$ a testa a notte, che per carità, comprendono tutto – colazione, pic-nic bag super piena per il pranzo, tè e biscotti delle cinque e cena a cinque stelle – ci faremmo anche un pensierino.

Decidiamo di lasciarci il lago per il ritorno e dirigerci subito al Gibbon Pass ed facile sentiero in piano che ci ha condotto qui, è subito dimenticato.

Trail to

Radure fiorite ci danno qualche minuto di tregua tra i tratti ripidi

Appena svoltato al bivio, infatti, ci ritroviamo a scarpinare su una ripida salita a stretti tornanti, alternata a spettacolari radure fiorite di fiori dalle mille forme e colori.

In meno di un’ora arriviamo al passo, abbiamo conquistato il Gibbon Pass! Superato l’ultimo tratto di bosco, si apre davanti a noi un’ampia vallata verde, alti picchi sui due lati ancora parzialmente ricoperti di neve e tanto cielo azzurro sopra le nostre teste.

Gibbon Pass

Primi passi al Gibbon Pass, il panorama è davvero fantastico e merita la fatica

Proseguiamo ancora per qualche centinaio di metri di nuovo verso la foresta e riusciamo finalmente a trovare l’omino che abbiamo visto in una foto nella nostra fedele guida.

Siamo a 7500 piedi, spannometricamente 2300 metri di altitudine. L’aria è fresca e decidiamo di accamparci qui qualche istante e fare il pieno di calorie: già, ancora bagel, insalata di patate, carotine e qualche biscotto, che fantasia eh?!? 😉

Gibbon Pass

Felici, in cima al Gibbon Pass. Perchè qui non si conquistano i picchi, ma i passi!

Mentre ci gustiamo il nostro pranzetto delizioso, non possiamo fare a meno di ammirare la montagna di fronte a noi, il Copper Mountain, così chiamato perché di color rame (copper -> rame). Una sorta di enorme collina dalla cima arrotondata, dalla cui cima due camminatori ci urlano un saluto.

Finito il pranzo, dobbiamo per forza raccogliere la sfida: il Copper Mountain ci aspetta! Quello che non sappiamo è la fatica che ci aspetta.

Ci dirigiamo su un sentiero non segnato, ma evidentemente tracciato da molti che sono passati di qui prima di noi e che punta dritto verso il bosco alla base della montagna e poi verso la cima. A ben vedere, gli altri due camminatori sono scesi sulla cresta di sinistra, ma non ci facciamo domande e puntiamo dritti verso la cima.

Gibbon Pass

Copper Mountain, non siamo in cima, ma lo spettacolo è ineguagliabile in ogni caso

Ci basta qualche minuto per capire che, in cima, non ci arriveremo! Abbiamo già parecchi chilometri nelle gambe e dopo appena pochi passi su una ripidissima e franosa salita, le gambe quasi ci scoppiano. Arriviamo a tre quarti della salita dove raggiungiamo uno spiazzo e decidiamo di non proseguire oltre, soprattutto perchè ci aspetta ancora un lungo ritorno.

La vista è comunque soddisfacente: lo Shadow Lake, turchese acceso, da un lato, ed un piccolissimo angolino del superiore dei Twin Lakes sull’altro. Un’alta cima giusto tra i due e tante, tante altre dietro.

Ci rilassiamo qualche momento, gustandoci il silenzio e la vista che ci lasciano a bocca aperta, poi ci rimettiamo in marcia e a breve raggiungiamo il bivio per lo Shadow Lake, la fatica della salita ormai dimenticata.

Shadow Lake

Ci si sente tanto piccoli di fronte a scenari come questo, piccoli, insignificanti e completamente innamorati della natura!

Il breve chilometro per arrivare allo Shadow Lake è velocissimo e abbastanza pianeggiante, in mezzo al bosco. Poi, di colpo, si arriva sulla sponda del lago e si viene accolti dalla vista del maestoso Mount Ball, con la sua cima ghiacciata e l’acqua azzurra e gelida che scende direttamente nel lago.

Siamo stupefatti e, ancora più bello, è il piccolo ponticello che attraversa il braccio del lago più lontano dalla montagna, su cui ci fermiamo per una pausa e su cui ci addormentiamo, tanto è rilassante il panorama da cui siamo circondati.

Shadow Lake

Backstage: arrivare sulle rocce in mezzo all’acqua non è facile, quando poi l’acqua è gelida è anche peggio e spesso il bagno è d’obbligo!

Siamo in compagnia di una sola ragazza che anche lei, come noi, ha trovato in questo posto tutto il relax ed il silenzio di cui ha bisogno per leggere il suo libro, comodamente seduta sul ponticello, solo il rumore dell’acqua che scorre e qualche uccellino a cantare in sottofondo.

Troppo presto, ci tocca abbandonare questo angolo incontaminato di natura e rimetterci sui nostri passi: ci aspettano più di una decina di chilometri per rientrare, e dobbiamo ancora smontare la tenda e impacchettare tutto di nuovo.

Trail to

La strada del ritorno è sempre un po’ triste, ma i ricordi restano e resteranno per sempre

In breve siamo di nuovo al campeggio, smontiamo la tenda e rifacciamo gli zaini, e poi i lunghi 7 km verso la macchina ci aspettano.

La mappa che ci hanno dato al Visitor Center ci illude per qualche momento, segnando solamente quattro chilometri, ma facendo un breve conto del tempo che ci abbiamo messo all’andata, capiamo che la nostra guida è ben più affidabile e ci mettiamo l’anima in pace sapendo di avere almeno un’ora e mezza di strada da fare.

Una volta al parcheggio – un’ora e venticinque minuti dopo! – i piedi sono distrutti: il conteggio di questi due giorni – a dire la verità sono poco più di 24 ore! – non è male, abbiamo sforato i 45 km percorsi e sicuramente siamo arrivati almeno a 1700 metri di dislivello, sebbene molti dei quali senza zaino in spalla.

Soddisfatti e stanchi, ci rimettiamo in macchina, esser finalmente seduti comodi è un bel sollievo, e una bella carica di calorie a Banff ci fa arrivare sorridenti a casa.

Alla prossima avventura!

AP

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2017-09-18T15:03:09+00:00

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