Giorno 2 – Jasper: ghiacciai, montagne…e zanzare!

Un buongiorno un po’ ansioso stamattina. Dopo il tuffo della macchina fotografica – si sa, le macchine fotografiche ogni tanto hanno caldo! – il primo pensiero una volta aperti gli occhi è stato: “Funziona??? Andiamo a vedere!”

Insomma, un risveglio non proprio rilassante. La buona notizia è che la macchina non è proprio morta, quella brutta è che è un po’ annacquata. La giornata comincia all’insegna del trekking: ci dirigiamo verso il Maligne Lake per andare alla conquista delle Bald Hills, le colline pelate che sovrastano questo immenso e stupendo lago.

La prima tappa, però, è il Medicine Lake, un altro grosso lago lungo la strada.

Medicine Lake

Medicine Lake, sulla strada per Maligne. E finalmente la macchina funziona!

Durante il tragitto, complice il vento fresco e secco e la macchina fotografica tenuta fuori dal finestrino, tutto torna a funzionare e le gocce d’acqua nel mirino si dissolvono, con nostra infinita gioia…diciamo una bella botta di culo!

D’ora in poi la macchina starà a distanza di sicurezza da ogni cosa anche solo vagamente umida.

Qualche tornante ancora e raggiungiamo il Maligne Lake, inconfondibile, immenso, blu.

Maligne Lake

Se proprio non l’avessimo ancora capito, siamo sulla riva del Maligne Lake

Parcheggiamo ed è subito ora di camminare. Faremo tanti incontri lungo questo incredibile sentiero, ma questa è un’altra storia, è la storia del nostro trekking alle Bald Hills.

Di rientro dal trekking, con diversi chilometri nelle gambe e gli occhi ancora affascinati dalle meraviglie viste, ci dirigiamo verso la città di Jasper, un altro pezzetto di quel puzzle infinito pieno dei nostri sogni.

Jasper

A Jasper ci accoglie il solito trenino canadese, vestito in verde per l’occasione

E’ una città non tanto grande, meno caotica di Banff e un po’ meno turistica, immersa in mezzo alle montagne e non facilmente raggiungibile, e anche meno cara di Lake Louise, giusto per fare un esempio.

Non abbiamo tantissimo tempo da passare qui però, abbiamo deciso di vedere ancora un ghiacciaio prima di cercare il campeggio per la notte.

Bear

Un orsetto sorpreso a mangiar bacche mentre ci dirigiamo all’Angel Glacier

Lungo la strada per l’Angel Glacier, abbiamo modo di ammirare prima un orsetto intento a mangiar bacche, che da lontano ci guarda incuriosito e, probabilmente, infastidito dal nostro fissarlo. Ma non solo, perché tutto intorno a noi c’è un panorama incredibile di montagne innevate, con il Monte Edith Cavell, la montagna più alta di tutta l’Alberta, che con i suoi 3.363 metri, svetta tra le altre cime, totalmente innevato nonostante la temperatura non proprio invernale.

E’ una meraviglia, soprattutto perchè immerso in una foresta verdissima e rigogliosa.

angel glacier

Incantati dal Mt. Edith Cavell, il monte più alto dell’intera Alberta

La passeggiata dal parcheggio al laghetto sotto il ghiacciaio è veloce e facile, alla portata di tutti.

In breve siamo al punto panoramico sopra il laghetto, ci godiamo lo spettacolo rispettando i segnali che vietano la discesa al laghetto in quanto pericoloso – diversi anni fa, un grosso pezzo staccatosi dal ghiacciaio e precipitato nel lago, causò una piena improvvisa fino giù al parcheggio, praticamente svuotando il laghetto ed annegando alcune persone – e anche su sull’inizio del sentiero che porta sull’altipiano che domina la valle, momentaneamente chiuso causa passaggio orsi.

Ma alcuni ragazzi giù al laghetto ci attirano troppo e capiamo che il divieto è molto formale e poco rispettato. Scende anche l’altra coppia insieme a noi e capiamo in fretta di aver preso la decisione giusta: la temperatura cambia drasticamente, ad ogni passo, e arrivati al laghetto, al Cavell Pond, possiamo addirittura abbracciare un piccolo iceberg!

angel glacier

Quante altre volte capiterà di fare una foto in groppa ad un iceberg?

La tentazione di fare un tuffo nel lago ghiacciato è parecchia e quasi ci lasciamo convincere, è solo lo strato di fanghiglia che ci frena!

Il posto è stratosferico: l’Angel Glacier, un piede del molto più grosso Cavell Glacier, scende fin quasi nel laghetto, saltando giù dalle rocce e poi ricomponendosi su tutta la riva, con inquietanti scricchiolii.

angel glacier

L’imponente Angel Glacier si tuffa nella Cavell Pond. Ci si sente piccoli qui sotto

Rimaniamo sulle sponde del lago, pieno di piccoli iceberg fluttuanti, per un bel po’, ascoltando il rumore del ghiaccio che piano piano si spacca. E’ pieno di cascate tutto intorno a noi, incredibile quanta acqua si possa sciogliere lasciando intatto il ghiacciaio.

angel glacier

Quella piccola parete che sarà alta metri sembra così piccola da qui

Andiamo fin quasi sotto la lingua di ghiaccio che scende dall’alto e, purtroppo, non riusciamo a vedere nessun pezzo staccarsi, anche se un paio di forti botti li sentiamo arrivare dai crepacci del ghiaccio sul lago, dove evidentemente qualche bel blocco si è staccato davvero, lontano dalla nostra vista.

angel glacier

Interessanti cartelli spiegano la storia dell’Angel Glacier, quello che era e quello che rimane oggi

Uno dei tanti e sempre interessanti cartelli di spiegazione, presenti ovunque, ritrae l’Angel Glacier com’era non troppo tempo fa. Copriva tutto il laghetto e anche la parte iniziale della valle, poi il riscaldamento globale e chissà che altre cause, hanno cominciato a portarsi via, anno dopo anno, strati e pezzi che non riescono più a ricostruirsi durante il rigido inverno.

Abbastanza infreddoliti, torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso quello che sarà il nostro campeggio per la notte, lungo la Icefields Parkway. Ma abbiamo ancora una tappa da fare prima di concederci il meritato riposo.

athabasca falls

Le Athabasca Falls, magnifiche, rumorose ed imponenti

Lungo la strada, infatti, è impossibile non fermarsi alle Athabasca Falls, queste cascate a pochi metri dalla strada – un ponte taglia il fiume giusto dopo la cascata – davvero rumorose ed imponenti.

Subito veniamo accolti da molti cartelli che fanno presente il pericolo rappresentato da questa gelida – il fiume raccoglie tutte le acque che si sciolgono dai ghiacciai circostanti – corrente, fortissima, e dalla potenza del salto sulle rocce sottostanti. A quanto viene detto, qualche turista ogni anno muore in queste acque, dopo esser scivolato sulle viscide rocce, oltre le barriere di protezione.

athabasca falls

Le Athabasca Falls nel migliore momento della giornata, il tramonto

Rimaniamo ad ammirare le cascate per un po’, almeno fino alla giusta luce del tramonto, e ci godiamo questo raro momento romantico nel rombo totale che a malapena ci permette di parlare.

Poi ci avviamo verso il campeggio, dove ci aspetta una brutta sorpresa: è pieno. Come anche il successivo. Al terzo campeggio, pieno anche questo, ormai le undici passate e ancora senza cena, insieme ad un’altra coppia spaesata optiamo per accamparci in quella che non è propriamente una piazzola, ma può ben adattarsi ad ospitare due tende e due macchine.

Una veloce cena alla luce della torcia e poi subito a dormire. E’ stata una lunga giornata, piena di cose interessanti e stancante. Fosse così tutti i giorni, potremmo ritenerci davvero soddisfatti.

AP

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2017-08-02T17:38:30+00:00

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