Data Trekking: 24-25/10/2015

Informazioni
partenza: 1698 m
inizio sentiero: 1620 m
arrivo: 2530 m
dislivello in salita: 900 m circa
Segnavia: 14,parcheggiato l’auto sul bordo della strada che porta alla diga di Place Moulin si scende lungo la sterrata seguendo le indicazioni per il Bivacco Chentre Bionaz e l’Alpeggio Prà de Dieu.

Oggi siamo soli, è una condizione un po’ strana ultimamente, di solito siamo sempre in compagnia e ritrovarci solo noi due è particolare. Decidiamo di dirigerci in Valle d’Aosta, sui passi di Roberto, Trekking Alps, che rientra oggi da una due giorni al bivacco Chentre-Bionaz, in Valpelline.

Il piano prevede di incontrarli durante la discesa e scambiarci di posto su al bivacco, che bello avere dei piani, una volta tanto.

Partiamo, zaino in spalla, ci prepariamo a questi 1.000 metri circa di dislivello, che si preannunciano spettacolari fin dai primi passi, con la Valpelline in pieno autunno e colorata di sfumature incredibili.

Bivacco Chentre Bionaz

Buongiorno Valpelline, l’autunno è arrivato anche qui

Scendiamo giù per l’ampia strada carrozzabile che porta sul lato opposto della valle e ci imbattiamo subito nelle rovine di case di quasi due secoli fa, che sappiamo siano l’inizio del sentiero, peraltro segnalato ottimamente già a partire dalla strada – sembra quasi di essere tornati in Canada, con le segnalazioni sull’autostrada dei sentieri!

Seguiamo l’indicazione per i sentieri 14 e 15, che partono insieme per poi dividersi non troppo più avanti e prendere strade molto diverse. Poco dopo – davvero troppo poco, se solo ci fossimo fermati a pensare! – troviamo un bivio: il sentiero 15 è segnalato davanti a noi, sulla strada che prosegue semplice e dritta, mentre sulla roccia a terra, un po’ sbiaditi, ci sono i segni del 14  e 15. Capiamo di doverci incamminare per il sentiero che porta in alto, su diretto tra gli alberi. Dopotutto, il bivacco è 1.000 metri più in alto, bisognerà pur salire!

Bionaz

Primo incontro con il canyon della Valpelline, un posto magico

Saliamo, il sentiero è ripido, sebbene sempre molto chiaro e facile, anche se a tratti pesante sulle gambe, ma siamo freschi e carichi, ed in breve siamo al ponte sul canyon, un ponte con la ringhiera sfondata da masse d’acqua e ghiaccio evidentemente non leggere. Attraversiamo, un’ultima salita quasi a quattro zampe, e siamo su una terrazza con una prefabbricato e, più sopra nel canyon, una centrale idroelettrica incastonata nella roccia.

Saliamo sulla centrale – sì, sopra il tetto, grazie a una scaletta fissata col fil di ferro e davvero instabile – per renderci conto che di qui, a meno che non si vogliano scalare lisce pareti di roccia a picco sul canyon, non c’è modo di proseguire. Torniamo sulla terrazza e tentiamo di arrampicarci, nel vero senso della parola, nel bosco ripido. Dopo almeno un’ora di vani tentativi, ci arrendiamo all’evidenza: la strada non è questa, impossibile che Roberto abbia portato qui dei clienti potenzialmente inesperti.

Abbattuti e dopo un ultimo tentativo di proseguire in linea retta e tagliare un costone franoso, che però non porta da nessuna parte, torniamo indietro. Arrivati quasi a fondovalle, tentiamo un’ultima chance: chiamiamo la nostra guida e chiediamo spiegazioni, dopo aver consultato, invano, un’ultima volta, la mappa. Scopriamo di essere incappati nella “direttissima“, ovvero il sentiero che taglia i semplici pascoli e va su dritto nel canyon, la cui descrizione, scopriremo una volta tornati a casa, è questa:

“…Chi desidera evitare i lunghi tratti quasi pianeggianti del sentiero 14 può percorrere la direttissima che sale nel bosco.

Attenzione: il tratto compreso tra le opere dell’ENEL ed il sentiero 14 nel vallone di Arbierès NON è segnalato, NON è tracciato e nella parte bassa è esposto. Una caduta all’inizio delle placche rocciose può avere conseguenze mortali.

A pochi minuti dalla casa ottocentesca si vedono sulla sinistra i bolli di vernice rossa che indicano l’inizio del sentiero che conduce alla presa dell’ENEL. Lo si percorre fino al grande terrazzo panoramico dal quale si accede alla galleria sotterranea che conduce le acque della diga di Bionaz alla centrale idroelettrica di Valpelline…”

Bivacco Chentre BIonaz

Ora, a parte il fatto che la galleria sotterranea è chiusa con un cancello e un lucchetto a prova di bomba, la questione delle cadute con conseguenze mortali non è per nulla piacevole!

Bivacco Chentre Bionaz

Il perduto sentiero 14, finalmente si ragiona!

Ritornati praticamente all’inizio del sentiero, con già 500 metri di dislivello percorsi in salita e discesa ed il sole già ampiamente sulla via del tramonto, intraprendiamo il sentiero, quello giusto questa volta, già sapendo che arriveremo in pieno buio. Ci incamminiamo e le gambe si stancano presto – scendere quasi di corsa ha un potere distruttorio come poche altre cose! –  ma piano piano, passo dopo passo, arriviamo all’Alpe Praz de Dieu, con le rovine degli antichi alpeggi.

E’ ormai decisamente buio, ma sappiamo che manca solo più un’ultima fatica: l’ultima tosta salita. Torce frontali accese, ci prepariamo ad una buona mezz’ora di salita nella neve, sulle orme – per fortuna, almeno sappiamo di essere sulla strada giusta – di Trekking Alps.

Bivacco Chentre Bionaz

Accogliente, spazioso e molto ben curato: è il Bivacco Chentre-Bionaz, un piccolo gioiellino in Valpelline

La bandiera olandese – eh si, è stato costruito da una fondazione olandese – che sventola sul crinale, ci segnala la fine di questa lunga giornata: siamo arrivati, contro ogni pronostico, al Bivacco Chentre-Bionaz, meta raggiunta. La serata è molto breve, giusto il tempo di mangiare una bella zuppa calda e goderci qualche minuto del panorama meraviglioso sulla valle illuminata, e siamo a dormire, con vista direttamente sulla valle.

Bivacco Chentre Bionaz

Dalla terrazza del bivacco Chentre-Bionaz, di notte, le luci della Valpelline segnalano la civiltà

Riposati, ma ancora provati dalla fatica di ieri, ci svegliamo molte ore dopo, per scoprire che minacciose nuvole grigie stanno arrivando dalla Svizzera. Questo non ci impedisce di goderci il paesaggio direttamente da sotto le coperte, dai letti con vista al piano superiore.

Bivacco Chentre Bionaz

Un risveglio con vista indimenticabile, il Bivacco Chentre-Bionaz è meraviglioso

Con calma e tranquillità, dopo le corse di ieri, ci godiamo una calda colazione, mentre fuori il tempo non accenna a migliorare. Viste le condizioni meteo e le gambe non proprio al 100%, optiamo per una discesa tranquilla e panoramica, godendoci il panorama che ieri abbiamo perso causa buio incombente. La cima la raggiungeremo un’altra volta.

Bivacco Chentre Bionaz

Con la luce scopriamo che la salita di ieri notte era davvero ripida e scendere oggi col ghiaccio è impegnativo

Ci prendiamo il nostro tempo, facendo molta attenzione al ghiaccio nel canalone, e poi fermandoci ogni volta che uno scorcio colorato attira la nostra attenzione. La tranquillità regna in Valpelline e ci lasciamo totalmente cullare da queste sensazioni.

Bivacco Chentre Bionaz

Il sentiero è segnalato da chiarissime frecce, se non fosse stato per quella deviazione ingannevole…

Il paesaggio è davvero favoloso: scendendo di quota è come tuffarsi a ritroso nelle stagioni. Il freddo inverno in cima, con un bello strato di neve a ricoprire ogni cosa, poi l’autunno, con i suoi alberi dorati e rossi, e scendendo ancora verso valle, le ultime tracce d’estate negli alberi verdi e ancora pieni di vita.

Lo spettacolo della Natura, in Valpelline, alla ricerca del Bivacco Chentre-Bionaz, ci rimarrà in testa per tutto l’inverno.

Bivacco Chentre Bionaz

Paesaggi mozzafiato in Valpelline, colori, suoni e profumi della Natura

Diverse ore ed una piccola visita ad un laghetto gelato dopo, siamo a valle, stanchi ma molto, molto soddisfatti della giornata. Analizzando il paesaggio, abbiamo anche scoperto che scalando il boschetto, ieri, eravamo praticamente a sole poche centinaia di metri dal sentiero, ormai la parte più impegnativa superata. La prossima volta consulteremo meglio le nostre mappe e sicuramente non dimenticheremo l’insostituibile traccia GPS.

Bivacco Chentre Bionaz

Ciao Valpelline, torneremo presto, stanne certa!

Tornati alla macchina, decidiamo di andare a fare un piccolo giro qualche chilometro più su, al Lac de Places de Moulin, una grande diga all’inizio della valle, con una lunga storia. La vera meraviglia però, oltre alla diga ovviamente, è il lago ed il suo colore incredibile, con una lingua del ghiacciaio Tza de Tzan che quasi ci si tuffa dentro.

Di ritorno dal Canada, eravamo molto tristi, pensavamo di non avere più occasione di vedere ghiacciai a pochi metri da noi e laghi glaciali dai colori impensabili. Bhè, dovreste vedere le nostre facce in questo momento, dopo aver scoperto questo posto, e capireste che la tristezza è totalmente, assolutamente, dimenticata!

diga di Place Moulin

La diga di Places de Moulin ed il colore fantastico delle sue acque

Che dire, a presto Valpelline, non ci dimenticheremo certo di te!

AP