Il Denali National Park: la terra selvaggia

Il Denali National Park: la terra selvaggia

Ci svegliamo con un bel sole caldo che picchia sui finestrini. Sembra che finalmente siamo riusciti a superare il fuso orario e oggi per la prima volta ci siamo svegliati di buon ora, ma non troppo.

Una bella colazione e corriamo a metterci in fila alla stazione dei ranger per prendere il nostro backcountry permit, il permesso ufficiale che ci autorizzerà a campeggiare fuori dalle aree segnate nel Denali National Park and Preserve.

Abbiamo deciso di non utilizzare i campeggi per due motivi: il primo non dipende da noi, sono tutti pieni, il secondo è che vogliamo sperimentare il lato davvero selvaggio e solitario dell’Alaska e, soprattutto, del Denali. E quale modo migliore se non passare un paio di notti all’aria aperta?

Alaska,Denali National Park

Il bus che ci porterà nel cuore dell’Alaska selvaggia, l’ultimo contatto con la civilità

Alla stazione dei ranger c’è già molta gente, ma noi siamo tra i primi. C’è una procedura ben definita per il rilascio dei pass: innanzitutto bisogna scegliere il settore in cui andare. Vi starete chiedendo cosa significa… tutto il parco è diviso in settori, più o meno grandi, e solo un certo numero di persone ogni notte sono autorizzate a stare in ciascun settore. Mentre durante il giorno non ci sono limitazioni, basta che la notte si ritorni nel settore scelto, fuori dalla vista della strada.

Avendo deciso all’ultimo, alcuni dei settori più belli sono completi e così – dopo averci pensato a lungo – optiamo per il settore di Kantishna al numero 43 e quello di Stony Hill al numero 33 per la seconda notte.

Presa la decisione e comunicata al ranger che ci segue nella procedura, ci manda a vedere il video obbligatorio di 30 minuti, dove veniamo istruiti su come comportarci con gli orsi, i lupi e tutti gli altri animali e come attuare il leave no trace camping, ovvero il campeggio senza lasciar traccia del nostro passaggio, per garantire a tutti i futuri turisti lo stesso identico incontaminato paesaggio.

Alaska,Denali National Park

Il primo incontro con gli abitanti dell’Alaska: un’ enorme mamma grizzly e due cuccioli molto cresciuti!

Il permesso per il wild camping ci permette di viaggiare illimitatamente sul camper bus, il bus che ci porterà avanti e indietro a nostro piacimento – durante le corse prestabilite – su e giù per le 92 spettacolari miglia della Denali road.

Ci imbarchiamo per la nostra avventura ben attrezzati e informati sugli orsi – bear canister, bear spray, bear bell e tutto l’armamentario! – e bastano pochi chilometri di strada per entrare bear country e incontrare una mamma grizzly quasi bionda con i suoi due cuccioli scuri, tutti decisamente grossi, ben di più degli orsi neri che avevamo visto in Canada.

Kantishna è all’estremo Ovest della strada, precisamente al miglio 92 e ci arriveremo solo nel tardo pomeriggio, quindi ci mettiamo comodi e ci godiamo lunghe ore di paesaggi meravigliosi, qualche renna e una bella volpe incurante di tutto e tutti con la sua coda dalla punta bianca.

Alaska,Denali National Park

Un paio di miglia di quella che è la fantastica strada del Denali, poco prima dell’Eielson Visitor Center

Un caribù decide poi di farci da apripista per almeno 15 minuti, con il suo passo incurante e lento, e l’autista non prova nemmeno a suonargli. Qui la vita e le attività scorrono al ritmo della natura e non viceversa.

Una pausa al Visitor Center di Eielson ci permette di sgranchirci le gambe, ma siamo a poco più di metà strada e a metà pomeriggio cominciamo ad essere stanchi e quasi stufi di bus. La nostra destinazione è poco prima di arrivare a Kantishna, un punto non meglio identificato che abbiamo concordato con l’autista, prima di raggiungere il paesino alla fine della strada.

Superato Wonder Lake, comincia a salire la tensione: ormai manca poco! Dopo l’ennesima buca e l’ennesima curva, il simpatico autista – ormai prossimo alla pensione, una leggenda del parco a quanto pare – si ferma prima del ponte sul fiume Kantishna River, a lato di un piccolo spiazzo.

Recuperiamo gli zaini, salutiamo l’autista e gli ultimi passeggeri, chiudiamo il portellone, il bus parte, sia allontana…e siamo soli nel silenzio. Non c’è anima viva qui intorno, nessun rumore se non una leggera aria ed il lontano rumore del fiume che scorre.

Alaska,Denali National Park

Troviamo quella che è più una traccia che un sentiero e proviamo a percorrerla, destinazione Busia Mountain

Ci prendiamo qualche minuto per ambientarci: siamo soli, potenzialmente circondati da orsi e animali – anche se non vediamo assolutamente nessuno – e dovremo camminare abbastanza prima di trovare un punto per piantare la tenda. per via dell’obbligo di non essere in vista dalla strada.

Zaino in spalla, ci incamminiamo per i primi passi nella natura selvaggia del Denali National Park. Cominciamo a seguire un sentiero appena accennato nel folto bush, che per puro caso conduce verso la cresta che abbiamo puntato – e speriamo essere Busia Mountain. Inizialmente è facile camminare, il sentierino scompare a tratti, ma non si perde. Appena prendiamo un po’ di quota, ecco che tutto diventa più difficile: alberi, muschio a terra spesso decine di centimetri che rallenta ed il pensiero costante che un orso possa sbucare all’improvviso.

Infine, stanchi e affamati, riusciamo a raggiungere la cresta di Busia Mountain – siamo sicuri quasi al 100% che sia questa cima, anche se la cartina che ci ha dato il ranger è abbastanza approssimativa.

Alaska,Denali National Park

Primo wild camping nel Denali National Park con trono di corna di cervo

Piantiamo la tenda in un piccolo avvallamento per esser certi di non esser visti dalla strada, ma ben in cresta per avere la maggior visibilità intorno – prima regola anti-orso – e ci godiamo il panorama con un Monte Denali che a tratti spunta dalle nuvole dall’altro lato della valle, comodamente seduti sul nostro trono di corna di cervo trovato proprio qui. Poi ci allontaniamo di almeno 100 passi per far cena – che ansia! – e, dopo aver mangiato di fretta e in piedi, andiamo a nascondere bear canister e attrezzatura da cibo varia in un’altra direzione, sempre ad almeno 100 passi dalla tenda.

Finite le attività stressanti, è ora del relax e il trono di corna aiuta parecchio; piano piano, anche la tensione da orso cala. Siamo abbastanza stanchi – certo che lo zaino pesantissimo e il camminare fuori sentiero sprofondando nel muschio ad ogni passo non aiutano – così non aspettiamo il tramonto per andare a dormire. Ci vuole del tempo prima di riuscire ad addormentarsi: ogni piccolo rumore potrebbe essere un orso che cerca il prossimo spuntino, magari noi!

Alaska,Denali National Park

Stony Hill, da qui si domina l’intera vallata con i suoi infiniti colori

Ci svegliamo dopo una lunga notte di pioggia battente e ritiriamo la tenda al contrario, partendo dall’interno, mentre fuori continua a piovere incessantemente. Non proviamo neanche a proseguire sulle creste, ci precipitiamo verso la strada il più veloce possibile per prendere l’unico bus della mattinata e non dover aspettare il primo pomeriggio, ma prima di raggiungere la strada siamo fradici fino alle mutande e le gambe chiedono pietà.

Vediamo il bus che si avvicina pian piano e anche se son passate meno di 24 ore da quando ci hanno lasciato, sembra una settimana. Abbiamo fame – la colazione è saltata vista la pioggia e la fretta – e non vediamo l’ora di arrivare all’Eielson Visitor Center, a quasi tre ore di distanza da qui. Arrivati, ha finalmente smesso di piovere e approfittiamo dei tavoli da pic-nic all’estrerno e del fatto che le frotte di turisti arriveranno solo tra qualche ora, per stender tutto ad asciugare al sole e mangiare.

Poi, dopo esserci consultati con uno dei ranger – che non danno assolutamente nessun parere personale o consiglio, ma solo indicazioni in risposta a richieste specifiche – ci incamminiamo verso il Monte Thorofare, sull’Eielson Alpine Trail – 300 metri di dislivello su sentiero abbastanza trafficato, ma davvero imperdibili.

Alaska,Denali National Park

Su, da qualche parte sulle creste di Stony Hill, di fronte al colosso del Monte Foraker e dei suoi ghiacciai

Arrivati alla fine del sentiero proseguiamo sulla cresta e ben presto siamo di nuovo da soli. Ci allontaniamo a sufficienza e ci godiamo, a tratti, il paesaggio, perché ben presto le nuvole si abbassano veloci e la visibilità arriva a poco più avanti del nostro naso.

Vaghiamo per diverse ore sulle creste intorno al Monte Thorofare, trovando diversi ottimi posti dove potremmo passare la notte: una conca perfetta con vista Monte Denali, una piana in cima alla cresta, anche questa con vista favolosa. A tratti arrivano le nubi e ci lasciano al buio per qualche tempo, poi si aprono di nuovo e la vista riappare. Giriamo a lungo, arriviamo fino in cima ad una punta dove troviamo una stazione meteo in fase di costruzione, con tanto di deposito di pezzi da parte dell’elicottero.

Facciamo addirittura un riposino e un’altra pausa pranzo, ma è ancora pomeriggio presto e siamo davvero alla frutta, non sappiamo che fare e sembra uno spreco girare senza meta. Decidiamo quindi di andare a prendere l’ultimo bus della giornata per tornare verso l’entrata del parco.

Alaska,Denali National Park

Semplicemente in ammirazione del Monte Denali avvolto dalle nuvole

Il rientro è lungo e nonostante la pausa pranzo siamo affamati. Nel bus del ritorno abbiamo modo di parlare con altri che, come noi, hanno avuto un primo approccio con la vera natura selvaggia. Scambiamo opinioni e chiacchiere, foto di orsi e animali e impressioni su questo parco di cui siamo tutti innamorati.

Dopo diverse ore raggiungiamo l’inizio del parco, affamati e stanchi come non ci capitava da parecchio tempo. Ci vuole ancora una buona mezz’ora a piedi per raggiungere la macchina e a questo punto non vediamo l’ora di mangiare e dormire. Cerchiamo una piazzola e ci fermiamo nel primo spiazzo disponibile, a lato della strada, una zuppa veloce e appena il tempo di lavarci i denti mentre tramonta il sole – il primo tramonto che riusciamo a vedere! – ed è tempo di chiudere gli occhi.

La grande avventura al Parco Denali – breve ma super intensa – è terminata, ma l’Alaska ha ancora davvero tanto da mostrarci.

Qui trovate il Diario di viaggio -> Alaska il grande viaggio

AP

2018-02-16T11:59:04+00:00

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