Irlanda · 11 Mar 2015

Un weekend in Irlanda: le Aran Islands e le Cliffs of Moher

Il volo sbagliato che è finito in Irlanda

Questa avventura nasce per caso, senza esser stata progettata. Prenotiamo con largo anticipo due biglietti per Londra, insieme ad una coppia di amici, poi, a ridosso della partenza, ci accorgiamo che tre giorni in una grande ed affollata città, sono un pensiero insostenibile.

Ci assale l’ansia.

E trovare una coincidenza per la vicina Irlanda, l’occasione di rivedere un’amica, è un attimo! Biglietti comprati al volo, una stanza con Airbnb e il gioco è fatto.

E così, atterriamo a Londra, un’ora di attesa in aeroporto, e ci imbarchiamo ancora: destinazione Shannon, nella verde, piovosa e rilassante Irlanda.

“Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.”  

A. Tarkowsky

Shannon
Ad aspettarci a Shannon, un bell’acquazzone, il tipico benvenuto irlandese

Il nostro viaggio non è finito, ci attendono un paio d’ore di autobus. La nostra destinazione finale è Galway, sempre sulla costa Ovest, ma più a Nord. Ad attenderci, due amiche che non vedevo da più di un anno, un’altra delle amicizie strette nell’estate portoghese, zaino in spalla ed in solitaria, del 2013.

E’ davvero un piacere rivederle dopo così tanto tempo, dopo aver provato più volte ad incontrarsi, tentativi sempre falliti a causa dei molti impegni di entrambe e dei biglietti aerei sempre troppo cari.

Ora, finalmente, dopo abbracci e saluti di rito, le chiacchiere sono tantissime, ovviamente scambiate al tavolo di uno dei famosissimi pub irlandesi, con una buona birra a sciogliere l’imbarazzo e le difficoltà linguistiche.

La gita del giorno dopo, il nostro primo risveglio in terra irlandese, è già programmata: Galway è una delle città più vicine alle Aran Islands, meta immancabile di una gita nell’Ovest di questa terra.

Aran Islands
E dopo l’aereo, la macchina e l’autobus, è la volta del traghetto. Manca solo più il treno.

E così, dopo un giro in autobus sotto una pioggia battente – che speriamo ci abbandoni presto – saliamo sull’ennesimo mezzo di trasporto, un traghetto affollato, che con estrema calma si allontana dalla costa, alla volta di queste isole che promettono panorami entusiasmanti.

Una cosa l’abbiamo capita di questo weekend, sarà caratterizzato da ore ed ore di spostamenti, con tutti i mezzi di trasporto possibili!

Aran Islands
Terra all’orizzonte!

Mentre la pioggia ci regala, finalmente, un po’ di tregua, ci avviciniamo all’isola di Inishmor, la più grande delle Aran Islands. Si intravedono all’ombra delle imponenti nuvole, basse sull’orizzonte, qualche casetta ed il faro gli unici elementi estranei in questa terra altrimenti selvaggia.

Aran Islands
Una piccola casetta con la sua nuvola “fantozziana”

Finalmente, dopo ore passate seduti tra autobus e traghetto, raggiungiamo il molo.

Neanche il tempo di appoggiare i piedi a terra, che subito veniamo investiti da un’altro acquazzone. Ne approfittiamo per un brunch che dovrà sfamarci fino al rientro stasera, e poi dritti al noleggio bici, unico modo per riuscire, nelle poche ore a disposizione, a girare tutta l’isola.

Peccato non aver tempo per vederle tutte e tre, dovremo accontentarci, e avremo una buona scusa per tornare.

Aran Islands
Qui il meteo è irrilevante, un kway è l’unica cosa importante

Ancora umidi, ma decisi a non farci fermare da qualche goccia di pioggia – o qualche secchiata, dipende! – prendiamo le bici e armati di kway, saltiamo in sella, pronti a goderci la giornata che sembra stia volgendo al bello.

Aran Islands
Due ruote per tutti, in sella e pedalare

La prima cosa che salta agli occhi, da queste parti, sono i colori: è tutto molto acceso, dal blu del cielo e dell’oceano, al verde dei prati, al bianco candido di cui sono dipinte praticamente tutte le costruzioni, ai colori sgargianti e vivaci degli impermeabili dei turisti.

Tutto è carico di colore e di vita, ordinatamente diviso dai tipici muretti in pietra che resistono, contro ogni legge, al tempo.

Aran Islands
Si pedala, su e giù per le dolci colline delle Aran Islands

Tra una pedalata e l’altra, un prato ed una collina, c’è tempo per fermarsi ed ammirare la costa, in lontananza, immersa nelle nubi e che solo a tratti si riesce a scorgere.

Aran Islands
Rosse all’orizzonte, in tipico stile Irish

Il panorama è piatto, non ci sono montagne da nessuna parte, alla peggio una collinetta di pochi metri.

Per noi, abituati ad essere circondati dalle imponenti Alpi, è davvero strano, dà una sensazione di mancanza, ci si gira intorno ed a 360° c’è solo blu: un misto di cielo e mare.

Aran Islands
Le basse scogliere vulcaniche, erose nel tempo, delle Aran Islands

Dopo l’ennesima curva, ormai abbondantemente a metà percorso e quasi sulla via del ritorno, ci imbattiamo in una spiaggia popolata. Al di là di un canale delimitato dagli accumuli di detriti ed alghe, nella bassa acqua scaldata dal timido sole, non siamo gli unici che ammirano l’orizzonte.

Aran Islands
Azzurro, blu, ed ogni sfumatura che sta nel mezzo

Spaparanzate al sole, intente a godersi il caldo o forse solo incuriosite da noi, ci sono diverse foche. Ci avviciniamo pian piano, per non disturbarle, ma anche per paura di finire immersi nell’acqua che proprio calda non è.

Camminiamo su di un letto di alghe scivolose, l’acqua arriva giusto al limite a cui riusciamo a tirar su i pantaloni, e l’idea di finirci dentro per intero e rimaner fradici tutto il giorno, con l’arietta fresca che arriva dall’oceano, non è proprio emozionante.

Aran Islands
Foche all’orizzonte

Questa proprio non ce l’aspettavamo, le foche! Ci mancavano, non le avevamo mai viste, e soprattutto da così vicino, a pochi metri da noi – viste le proteste al nostro avvicinarci, abbiamo desistito nell’andare ad accarezzarle.

Prima di avviarci nuovamente al traghetto, saliamo sulla parte più alta dell’isola di Inishmor, la più grande delle Aran Islands.

Da quassù si vede tutto, tutto l’oceano. Niente altro che infinito, blu, oceano.

Aran Islands
Sospesi in mezzo al blu

Non smetteremo di esplorare, e alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.  

Thomas Sterne Eliot

Infine, ci prendiamo qualche minuto per una merenda un po’ diversa dal solito: tutti insieme, in cima alla scogliera. Ed è ora della foto di gruppo di rito.

Condividere queste esperienze è sempre il miglior modo per viverle, da soli è bello, ma non ha lo stesso sapore.

Aran Islands
Un saluto a tutti dalle spettacolari Aran Islands

Ora ci aspetta un lungo viaggio di ritorno, traghetto e autobus. Sicuramente ne approfitteremo per una pennichella, tutto questo pedalare ed pranzo al volo ci hanno stancato.

La cena sarà in perfetto stile italiano, abbiamo portato un piccolo pensiero dall’Italia: pasta al sugo per tutti. Sarà un’altra lunga serata di chiacchiere e dei ricordi dei nostri momenti di surf e serate portoghesi. E nonostante l’accento locale sia un tantino ostico, tra strafalcioni ed incomprensioni, sta filando tutto liscio.

Buona serata, domani ci aspettano altre avventure, alla scoperta della verde Irlanda.

Il giorno dopo: le Cliffs of Moher

Un lungo e meritato riposo stanotte, sveglia senza fretta e appuntamento alle dieci, con colazione già fatta. La nostra colazione è al volo in un bar, con un po’ di disappunto per un’ora abbondante di ritardo delle nostre amiche – un weekend fuori porta, con le ore contate, non permette ritardi e ore perse purtroppo.

Oggi niente autobus e traghetti, ci aspetta poco più di un’ora di macchina, nelle strette e curve strade irlandesi, con limiti di velocità che sfidano ogni buon senso – secondo loro si dovrebbe andare in giro stile gara di rally, con curve a gomito con limiti a 100 km/h, follie!

Con tutta calma e senza sperimentare al massimo i limiti di questi pazzi irlandesi, ci dirigiamo, incredibilmente senza una nuvola in cielo, verso le famose scogliere di Moher e dopo neanche un’ora passata tra pascoli e colline, eccoci!

Verde e blu…la sensazione è strana, rimane la mancanza delle montagne, ma questo verde ed il blu che ci circondano sono davvero forti e rilassano profondamente.

Ci avviamo verso il sentiero obbligato che corre lungo tutta la costa, a picco sul mare, fino alla notevolissima altezza di 214 metri.

Cliffs of Moher
Verde e blu, i colori del relax e della calma

Cominciamo a camminare verso la punta più bassa degli otto chilometri di scogliera, con tranquillità.

Ci sono parecchi turisti, ma il luogo è talmente ampio che non si ha la classica sensazione di oppressione, tipica dei posti turistici. Le persone sono sparpagliate qua e là, alcune sole, altre in piccoli gruppetti, altri ancora in combriccole numerose. Lo sport del giorno è, ovviamente, la ricerca della foto più avvincente: c’è chi salta le recinzioni e si sporge fino allo strapiombo – noi per primi! – subito fischiati e rincorsi dalle guardie onnipresenti, ma ben mischiate nella folla.

“Un buon viaggiatore non ha progetti fissi e non ha scopo di arrivare. “

Henry David Thoreau

Altri, invece, si godono un pic nic al sole, sull’erba, e altri ancora si attardano appiccicati alle recinzioni.

Cliffs of Moher
Piccole piccole in confronto alla grandiosità della natura

Noi ci immergiamo completamente in questo posto quasi uscito da una di quelle storie che mi piacciono tanto, ambientate in tempi antichi, proprio in questi luoghi, quando i druidi e la magia dettavano le regole di vita quotidiana e scandivano i ritmi delle giornate, quando queste scogliere venivano raramente calpestate e sicuramente non da turisti.

Ci lasciamo coccolare dal sole caldo, dai colori forti e dal vento che spazza via i rumori, e rimaniamo incanti da questi luoghi.

Cliffs of Moher
In onore del colore dominante da queste parti, oggi cappello azzurro

E’ molto difficile descrivere le ore spese in questo posto, il senso di pace e tranquillità è simile a quello raggiunto su qualche alta vetta, da soli, anche se il fatto che tutto sia piatto, qui, rende la sensazione diversa.

Abbiamo camminato molto e dopo essere arrivati al limite della zona sorvegliata ed aver proseguito oltre, praticamente nel campo di qualche pastore, dove le ringhiere sparivano, sostituite solo da un cartello dove si veniva avvisati, in buona sostanza, di continuare a proprio rischio e pericolo e che il terreno non era stabile.

Cliffs of Moher
Intrepido uomo in blu si gode il panorama sopra uno strapiombo di più di 200 metri

Riusciamo a raggiungere il punto più alto delle Cliffs of Moher, dove si superano i 200 metri di strapiombo.

Proviamo a copiare i più temerari e fare qualche foto proprio al limite, seduti con le gambe a penzoloni sul nulla, ma nonostante nessuno soffra di vertigini, le gambe tremano a tutti, e piano piano strisciamo più vicino al bordo, senza riuscire davvero ad arrivarci.

Cliffs of Moher
Fiona, temeraria, prova a raggiungere il bordo

Ci godiamo un po’ di relax, e per pochi istanti il nostro fotografo abbandona la macchina fotografica per mettersi, una volta tanto, dall’altra parte dell’obiettivo. Nemmeno lui riesce a spingersi sul bordo, arrivandoci molto vicino, ma sporgersi è altra cosa – oltre che pericoloso!

Cliffs of Moher
Attilio, raramente immortalato

Poi, è ora di tornare verso la macchina, ci aspetta un po’ di strada e il pranzo saltato e la lunga passeggiata cominciano a farsi sentire.

Ci godiamo la pace di questo luogo mentre, chiacchierando, ritorniamo sui nostri passi, immersi nel verde, a sua volta immerso nel blu.

Cliffs of Moher
Verdi prati circondati dal forte blu di mare e cielo

“Io viaggio, non per andare da nessuna parte, ma per andare. Io viaggio per l’amore del viaggio. La grande storia è quella di muoversi.”

 Lao Tzu

In lontananza vediamo i posti che abbiamo visitato ieri, le scogliere, basse, delle Aran Islands.

Cliffs of Moher
Le Aran Islands si profilano all’orizzonte

Tentiamo di salire sulla torretta d’osservazione, ma questi pochi metri più in alto non valgono il prezzo del biglietto – sono davvero pochi metri, all’interno ci sarà giusto una scala e poco più, nulla di che – e ci limitiamo ad osservare i tipici turisti intenti a scattare selfie dall’alto, come se si potesse aggiungere qualcosa allo spettacolo che si ha da qui sotto.

Cliffs of Moher
Selfie dalla torretta di osservazione

Appena prima di uscire, percorriamo il lungo viale che devia verso l’interno, allontanandoci dal mare ed avvicinandoci ai pascoli, pieni di queste mucche bianche e dai caratteristici riccioli su tutto il dorso, che donano un aspetto molto più tenero – tenero come dolce, sul sapore credo che cambi poco!

Cliffs of Moher
Mucche bianche e pelose punteggiano i pascoli

L’unica mancanza di questa visita sono i Puffins, le Pulcinelle di Mare. Sul volantino che abbiamo tra le mani c’è scritto che si trovano, talvolta, all’estremo opposto delle scogliere rispetto a dove siamo stati noi.

Abbiamo deciso di non camminare fino laggiù, ed il dubbio che avremmo potuto incontrarle rimane. Ma ci consoliamo che le foche incontrate ieri.

Ora si torna a Galway per gustare il nostro ultimo pasto irlandese, il famoso fish & chips, rigorosamente a base di merluzzo fritto! Una delizia!

Galway
Fish & chips all’irlandese, merluzzo e patatine

La nostra avventura, purtroppo, finisce qui. Un po’ troppo in fretta forse, ma meglio così. Rimane la voglia di tornare a vedere mille altre cose, la felicità di aver finalmente rivisto due amiche, due di quelle conosciute in vacanza e che di solito non si rivedono mai più, un po’ di vita sociale diversa, irlandese, a base di birra, e delle meraviglie della natura.

Ci attendono un paio d’ore di bus, un aereo, sei ore – notturne! – in aeroporto, e poi ancora un aereo. Poi saremo di nuovo a casa, a Torino, con le montagne tutto intorno, e tornerà quel senso di protezione che solo il vedere la Alpi sa dare.

A presto Irlanda!

AP