Rifugio Noaschetta

Data Trekking: 24-25/01/2015

quota partenza (m): 1040
quota vetta (m): 1540
dislivello complessivo (m): 600

E questa volta è il Parco Nazionale del Gran Paradiso che ci aspetta, nuovi orizzonti per le nostre avventure.

Accesso:

  • Da Balmarossa (frazione di Noasca – 1320 m) con sentiero, difficoltà E, tempo 1h
  • Attraverso la “Strada Reale di Caccia” (inizio sopra i tornanti della S.S. 460 a ca. 1100 m) che conduce alla borgata Sassa di Noasca, difficoltà E, tempo 2h
  • Dalla chiesa di Noasca capoluogo (1062 m) con sentiero, difficoltà E, tempo 1h 30’ (da non utilizzare in inverno)

Informazioni Utili:
Semplice passeggiata primaverile o autunnale.
Il Rifugio (CAI sez. Rivarolo) è chiuso, le chiavi sono presso il Ristobar Gran Paradiso di Cucciatti Sabrina
via Umberto I, 2 (accesso dalla piazza)
10080 Noasca (TO)
tel. 0124 901050 
340 4729334

Accompagnati dall’ormai inseparabile Roberto, conosciuto online come Trekking Alps, partiamo questa volta verso nuovi orizzonti:  Parco del Gran Paradiso.

Arriviamo nel paesino di Noasca sotto una coltre di nuvole, e ci incontriamo con Roberto, il suo cliente egiziano che ci accompagnerà in questi due giorni, ed un folto gruppo accompagnato dal Verticalife, che si unirà a noi solo nel tratto iniziale, dovendo loro rientrare in giornata.

Recuperate le chiavi del bivacco, percorriamo le ultime curve e parcheggiamo le macchine a lato strada. Come sempre, quando il gruppo è numeroso, i preparativi si dilungano un tantino: c’è chi non trova qualcosa, chi ci mette ore a legare le scarpe, chi si dimentica un pezzo giusto dopo aver chiuso le macchine, normale amministrazione. Alla fine, tutti pronti, ci incamminiamo su per il bosco.

Rifugio Noaschetta

Il paese di Noasca, in ombra sotto le nuvole

I primi passi sono nel bosco, rilassanti, mai troppo in salita, e poco dopo, dopo aver attraversato una radura, ci ritroviamo sulla strada carrozzabile che, in estate, è percorribile fino all’entrata nella riserva naturale.

“Felicità è trovarsi con la natura, vederla, parlarle.”

Lev Nikolàevič Tolstòj, I racconti

Proseguiamo con le ciaspole, anche se a tratti manca completamente la neve e siamo costretti a togliercele per non rovinarle troppo. C’è un’atmosfera davvero allegra, risate e chiacchiere risuonano nel silenzio della montagna.

Rifugio Noaschetta

Un tratto di bosco, poca neve purtroppo

Ritornati nel bosco, dopo aver superato un ponticello ed aver salutato i nostri amici di Verticalife, che proseguono sulla strada, ci immergiamo nel fitto del bosco. Il sentiero è chiarissimo, perfettamente segnalato oltre che ben visibile.

La strada da percorrere è abbastanza lunga, ma la pendenza davvero poco impegnativa, quindi via alle chiacchiere e risate, il nostro amico egiziano fatica un po’ ogni tanto, non avendo mai camminato sulla neve in vita sua si trova ovviamente leggermente spaesato, ma se la cava alla grande.

Proseguiamo sul sentiero, ancora poco meno di un’ora prima di raggiungere il rifugio.

Rifugio Noaschetta

Segnalazioni chiare e precise ci conducono alla meta, il rifugio Noaschetta

Camminiamo ancora nel bosco e nei suoi colori contrastanti: l’inverno che quest’anno non si decide ad arrivare sul serio, infatti, non ha ancora coperto tutto con il suo manto bianco.

Certo, la neve non manca, ma i pini, con il loro verde acceso e la poca neve caduta che si è sciolta o è scivolata giù dai rami, creano un forte contrasto con il terreno imbiancato ed il cielo azzurro striato di bianco.

In più di un’occasione vediamo camosci che ci spiano dall’alto o che fanno capolino dalle curve sul sentiero, per poi dileguarsi in un secondo, correndo a rotta di collo su per la montagna, davvero invidiabili.

Rifugio Noaschetta

Verdi pini in contrasto con il cielo azzurro ed il manto bianco

La giornata è abbastanza calda e non c’è vento che ci disturbi, la passeggiata leggera ed il tempo per il divertimento abbonda.

Superata una curva troviamo Roberto intento a conquistare una cima un po’ fuori dal comune: con gesto atletico salta su un albero e comincia ad arrampicarcisi, sotto i nostri sguardi un tantino preoccupati, visto il bel salto che si farebbe in caso si rompesse qualche ramo.

Constatato che i rami reggono e l’albero pure, è impossibile resistere alla sfida: prima io, seguita da Attilio una volta liberati i rami, ne approfittiamo per qualche scatto insolito ed un gioco che da sempre, fin da bambini, è stato uno dei più belli, l’arrampicarsi sugli alberi.

Rifugio Noaschetta

Ritornare bambini scalando alberi e montagne, non è mai troppo tardi

Scesi dall’albero senza danni collaterali – sorvoliamo sui rami rotti – e dopo essersi ricomposti, zaino in spalla e si riparte.

Il rifugio è ormai vicino, così come il tramonto, che vogliamo goderci dopo esserci sistemati. A passo lento ma costante, ci incamminiamo verso l’ultimo tratto di sentiero, il bosco fitto ormai lasciato alle spalle e la neve sempre più alta e compatta, che ci rallenta rispetto all’inizio.

Rifugio Noaschetta

“Facciamo traccia!”, un po’ per uno non fa male a nessuno

Mentre raggiungiamo l’ultimo pianoro, il cielo si annuvola, e cominciamo già a pregustare i fenomenali riflessi degli ultimi raggi di sole sullo strato di nubi.

Già, perché i tramonti migliori non sono quelli a cielo terso, quando è impossibile guardare il sole, ma quelli con un leggero strato di nuvole, che comincia a risplendere di tutte le sfumature del rosso e del giallo.

C’è tempo per qualche foto sull’orlo del sentiero, mentre ammiriamo il paesaggio sottostante, la lunga strada che corre nel mezzo della valle, ed i piccoli borghi, alcuni abbandonati, alcuni punteggiati dalle prime luci dentro le case.

Rifugio Noaschetta

In posa sull’orlo del burrone, poco prima di arrivare al Noaschetta

Infine, superato il pianoro e ridiscesi verso il torrente, arriviamo al rifugio Noschetta.

E’ davvero un gran bel rifugio, ben tenuto e curato, dotato di tutti i confort, bagno compreso – che lusso, praticamente un hotel a 5 stelle – e la prima cosa da fare è accendere la stufa a legna e far scaldare dell’acqua per un bel tè caldo.

Ma non abbiamo tempo da perdere, il cielo comincia a tingersi di rosso, e da un momento all’altro sappiamo di avere solo pochi minuti prima che lo spettacolo finisca.

Infilate al volo giacche e ciaspole, corriamo su per la salita – e nonostante sia breve, al freddo e con le ciaspole è decisamente faticoso, i polmoni cominciano a bruciare subito per l’aria gelata.

“Ogni uomo ha il suo Everest da raggiungere, ma non basta sognarlo per raggiungerlo…. per questo vi auguro di trovare la forza e la motivazione per mettersi in cammino….  “

Simone Moro

Rifugio Noaschetta

Tramonto infuocato al rifugio Noaschetta, ripaga la corsa fatta per vederlo

E’ uno spettacolo! Ci arrampichiamo in cima ad un grosso masso per qualche foto ad effetto, nonostante si sia alzato un vento gelido e forte che spazza la radura.

Rimaniamo fino a quando anche l’ultimo raggio di sole non è sparito ed il cielo è buio, poi, con l’aiuto delle torce – la luna non è ancora sorta, anche se l’inverno non è ancora arrivato, le giornate sono decisamente corte – ritorniamo al rifugio.

E’ incredibile come i panorami cambino in fretta: solo pochi minuti prima, mentre raggiungevamo il Noaschetta, ci si parava davanti un grosso edificio, immerso tra le cime innevate, mentre ora è solo un puntino illuminato nel buio. Non c’è luce e non fosse per il faro davanti alla porta ed il sentiero ben tracciato, sarebbe quasi impossibile ritrovarlo.

Rifugio Noaschetta

Il rifugio Noaschetta in versione notturna, immerso nel buio

Rientrati, veniamo accolti dal fumo della stufa, e controvoglia ci tocca aprire le finestre per farlo uscire, raffreddando nuovamente la stanza.

Ci aspetta una serata di racconti e scambio di culture, il nostro amico egiziano ha molti aneddoti da raccontarci, così come noi ne abbiamo da raccontare a lui.

Tra le tante parole, quello che più mi ha colpito è stato non tanto un racconto specifico della sua terra, quanto la sua paura nel girare la sera da solo per le strade di Torino. In particolare, alloggiando in un quartiere popolato da molti stranieri, per la maggior parte magrebini e arabi, si è portati a pensare che un arabo debba trovarcisi bene, sentirsi a suo agio. Sentirlo, invece, raccontare delle fughe quasi di corsa tra hotel e ristorante è stato davvero sconcertante. Non sono riuscita a capire con precisione quale fosse la sua paura principale, mi è capitato più volte di girare per quel quartiere da sola e sì, forse non sarà uno tra i più sicuri, ma c’è molto peggio.

Chissà, saranno i preconcetti, i racconti degli italiani all’estero, o magari una sua paura specifica, il dubbio, purtroppo, mi rimarrà; il nostro amico non aveva voglia di scendere nei dettagli e non mi andava di insistere troppo.

Molte chiacchiere dopo, con le pance piene, andiamo a dormire. Domani ci aspetta un’altra giornata di scoperte!

“La natura può allestire spettacoli straordinari. Il palcoscenico è immenso, le luci strabilianti, le comparse infinite e il budget per gli effetti speciali illimitato.”
Yann Martel, Vita di Pi

Quante chiacchiere ieri sera, mezze soffocate dal fumo della stufa che non ne voleva sapere di bruciare senza affumicarci. Chiacchiere sulla vita di tutti i giorni a Torino ed in giro per il mondo, in paesi neanche troppo distanti a ben vedere, ma così differenti dal nostro.

Ci svegliamo sotto un sole spendente, un cielo terso ed una giornata decisamente calda. Da quello che abbiamo potuto vedere ieri, questa è una vallata che gode del sole per poche ore ogni giorno, soprattutto in inverno, quindi ce la prendiamo comoda aspettando che i primi raggi ci raggiungano.

Rifugio Noaschetta

Lunga colazione in attesa dei primi raggi di sole

Sistemato il rifugio Noaschetta, dove lasciamo gli zaini durante la nostra escursione, ben riposati, ci mettiamo in marcia, per esplorare il vallone Noaschetta.

Ci avviamo lungo il sentiero che si infila nel vallone. Purtroppo non abbiamo cartine che coprano questa zona, quindi ci affidiamo a quella in dotazione nel rifugio, non precisissima, ma che almeno ci da’ un’idea di dove andare per raggiungere il colle.

“In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca.”
Hohn Muir

Passiamo sotto quelle che somigliano vagamente alle Tre Cime di Lavaredo, davvero imponenti alla nostra sinistra, in relatà si tratta del Monte Castello 2612m

Rifugio Noaschetta

Dolomiti o vallone di Noaschetta? La differenza non è poi tanta

Il sentiero, almeno inizialmente e fino a raggiungere l’ampio vallone, non è difficile né molto ripido, ma il nostro amico fatica fin da subito, non abituato alle camminate in montagna, nella neve, ed a poco vale la sua voglia di andare avanti: le gambe son diventate pesanti ed ogni passo è una fatica.

Non appena si comincia a salire e la pendenza aumenta, la sua gita arriva al termine. Meglio non rischiare infortuni, soprattutto perchè ci aspetta una passeggiata abbastanza lunga per scendere, più tardi, e bisogna conservare le energie per tornare indietro.

Rifugio Noaschetta

Si comincia a salire con il sole che fa capolino e finalmente ci scalda

Ci prendiamo tutti una pausa, approfittandone per un piccolo spuntino, poi il gruppo si divide: il nostro amico decide di attenderci mentre si gode il sole ed il panorama, mentre noi proseguiamo ancora un pezzo.

Ci dirigiamo così verso l’Alpe Arculà, non manca molto, solo alcuni tornanti in salita per raggiungere il piccolo colle. Vediamo già in alto le piccole costruzioni, alcune diroccate, altre che sembrano più recenti.

Poi tutto scompare, coperto dalla montagna, e ci si rivela solo dopo l’ultima curva. Scopriamo che la costruzione più recente non è un bivacco, bensì un ricovero di servizio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Casotto Arculà, situato a 1.894 metri. Ne approfittiamo per una piccola sosta al sole, sulle panchine del terrazzino, che godono di una vista emozionante.

Rifugio Noaschetta

Il casotto Arculà, nel Parco del Gran Paradiso, con la vista su tutta la valle

I panini nello zaino, il formaggio ed il prosciutto, sono una tentazione troppo forte, e vengono divorati in fretta. Dopodichè, Roberto decide di tornare a prendere il nostro amico e riportarlo, con calma, al rifugio Noaschetta, dove ci aspetteranno durante una merenda ed un riposino ristoratore, pronti per il ritorno alle macchine.

Noi, carichi della bella giornata, le gambe ancora troppo fresche per decidere di tornare indietro, ritroviamo il sentiero e ci incamminiamo verso l’alto, superando la diga, dove, rischiando un bel bagno, riusciamo a riempire la borraccia di acqua fresca.

Rifugio Noaschetta

Seguendo una traccia poco definita, si va in alto, verso il sole e gli stambecchi

Il sentiero che stavamo seguendo dal casotto, a poco a poco, si perde sotto la neve, e rimane solo una vaga traccia che sembra delinearsi tra le rocce.

Speriamo sia la via giusta e continuiamo a salire, facendo traccia un po’ a testa per non stancarci troppo. La neve non è più come a valle, bagnata e battuta, ora camminiamo su un manto fresco in cui si sprofonda facilmente di almeno dieci centimetri ad ogni passo, e di traccia battuta non se ne vede.

Lo spettacolo, però, è incredibile. Il cielo è terso, di un blu fortissimo, il sole talmente caldo da farci togliere le giacche, e non siamo le uniche due persone – e animali, almeno per quanto riusciamo a vedere – nel vallone.

Rifugio Noaschetta

Le cascate di ghiaccio si sgretolano davanti ai nostri occhi, con rumori inquietanti

Ci fermiamo alcuni minuti ad un bivio, non perché indecisi sulla strada da prendere, quanto per goderci uno spettacolo poco comune: siamo all’imbocco di un vallone profondo, e per questo quasi sempre in ombra. Nelle poche ore di sole di questa giornata decisamente calda, la cascata di ghiaccio comincia a sgretolarsi, ed enormi blocchi cadono giù, con rombi e botti quasi assordanti.

Ci abbiamo messo un attimo a capire cosa fosse, il rimbombo nella valle ci aveva un po’ disorientati ed, all’inizio, sembrava il rumore di piccole slavine.

Poi, superata una curva, abbiamo capito, e visto, il meraviglioso spettacolo.

Le gambe non sono ancora troppo stanche, il sentiero è ancora percorribile – o almeno, quello che crediamo sia il sentiero – e speriamo di riuscire a raggiungere il colle in alto.

 

Rifugio Noaschetta

Stambecchi, o presunti tali, ci osservano dalla cresta, curiosi di questi due bipedi

Proseguiamo ancora per un lungo tratto, tra tornanti e rocce a strapiombo, poi, arrivati all’inizio dell’ultimo tratto di salita, ci convinciamo a tornare indietro.

Il sole si avvicina alla cresta e non ci resta ancora molto prima che cominci a far buio ma, soprattutto, dovremmo percorrere un traverso troppo pericoloso, sopra di noi un manto nevoso fresco e che minaccia di staccarsi, sotto un volo di svariati metri, direttamente a valle.

Siamo arrivati alla fine del nostro giro, molto soddisfatti sebbene non arrivati alla meta – che, peraltro, non avevamo mai deciso quale fosse la nostra meta, era solo un camminare fine a sé stesso!

Ci giriamo e torniamo sui nostri passi, la discesa sempre molto più veloce della salita, la traccia ormai chiara e sicura, ed in poco tempo siamo di nuovo al casotto Arculà, prima, e sul fondo valle, dopo.

 

Rifugio Noaschetta

Il vallone Noaschetta ai nostri piedi, unici privilegiati a godercelo da quassù

“L’uomo deve rendersi conto che occupa nel creato uno spazio infinitamente piccolo e che nessuna delle sue invenzioni estetiche può competere con un minerale, un insetto o un fiore. Un uccello, uno scarabeo o una farfalla meritano la stessa fervida attenzione di un quadro di Tiziano o del Tintoretto, ma noi abbiamo dimenticato come guardare.”
Claude Lévi-Strauss

E’ davvero spettacolare e mozzafiato poter godere di questi paesaggi, in silenzio, da una qualche roccia a strapiombo sulla valle, sotto i raggi di un caldo sole quasi primaverile, la neve che ovatta qualsiasi rumore, persino quello dell’aereo che di tanto in tanto vola sulle nostre teste.

Ultimo, ma non meno fantastico, è un piccolo regalo poco prima di arrivare sul fondo del vallone: una volpe dalla grossa coda rossa, attraversa il sentiero poco più avanti rispetto a dove siamo, per poi correre veloce via, saltellando di roccia in roccia, lontana da noi. E’ velocissima ed è impossibile riuscire a cogliere l’attimo ed immortalarla.

Rimarrà impressa nelle nostre menti, un piccolo regalo solo per noi, un ricordo di questa valle in cui sicuramente torneremo.

Poi, salutati gli ultimi raggi di sole, è ora di tornare a valle dai nostri amici e poi giù, alle macchine, al termine di questo lungo e bellissimo weekend.

Alla prossima!

Giorno 1

AP



2017-06-05T11:07:07+00:00

2 Comments

  1. andreabau 11 marzo 2015 at 11:11 - Reply

    Fantastica descrizione e splendide foto come sempre! Un piacere leggervi! 😉

    • WorldsPaths 11 marzo 2015 at 11:52 - Reply

      Grazie mille!!Speriamo di rendere giustizia a quello che vedono i nostri occhi. Torneremo presto in quella zona!

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