Workaway

“Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.”
Josef Koudelka

Un giorno ti svegli e ti accorgi che la tua vita ti sta stretta, che hai bisogno di cambiare, che il tuo posto di lavoro sicuro ti sta impedendo di vivere come davvero vorresti, che le convenzioni sociali riducono i tuoi desideri più grandi all’ultima cosa a cui pensare.

Decidi di cambiare, di mollare tutto e partire, cambiare vita.

Una storia comune ormai, se ne sentono tante, alcuni ne parlano per anni, ma alla fine sono sempre lì, altri, invece, si danno scadenze, tempistiche, chiudono i sospesi e, in un modo o nell’altro partono.

Ecco, noi siamo “gli altri”, quelli che rincorrono i propri sogni e desideri. Dopo il nostro risveglio insoddisfatto, abbiamo deciso di ricominciare, trovare la nostra dimensione in questo mondo, ricominciando dalle origini, dal contatto con la natura e da una vita semplice e non scandita dalle tempistiche del Dio Denaro e della politica.

Così, girovagando per il web, ci siamo imbattuti in un sito molto conosciuto, Woof, dove fattorie eco sostenibili cercano aiutanti in cambio di vitto ed alloggio, oltre che dell’esperienza fantastica che ne deriva. Ma questo sito ha dei limiti, uno per tutti il costo d’iscrizione, davvero alto e valido per un solo stato.

Cercando un po’ meglio, sempre sulla scia di questo tipo di iniziative, ci siamo poi imbattuti nel sito che avrebbe cambiato la nostra vita solo qualche mese dopo: Workaway.

Workaway

Una comunità più che un semplice sito, dove chiunque ed ovunque nel mondo può offrire vitto e alloggio, o anche solo alloggio, in cambio di qualcosa: dall’insegnamento di una lingua, alla compagnia, a piccoli lavori di manutenzione, all’aiuto in fattoria o nella gestione di casa, hotel, ostello, insomma, qualunque cosa possa valere lo scambio.

Workaway

Ci iscriviamo, ancora non sicuri di quello che vogliamo fare, paghiamo la quota – 30 € a coppia per due anni, meno di una cena in pizzeria – e, dopo aver scelto il Canada, la regione dell’Alberta, come nostra destinazione, mandiamo qualche richiesta, senza sapere bene cosa aspettarci.

Le risposte sono quasi immediate, alcuni ci dicono che non hanno disponibilità per quei periodi, o non ci entusiasma quello che ci offrono, poi ci risponde una famiglia di Carstairs, poco fuori Calgary, a cui avevamo mandato una richiesta probabilmente per sbaglio, dicendo che sarebbero entusiasti di ospitarci, che sono due anni che hanno gente da tutto il mondo per casa, e che in cambio di un po’ d’aiuto in casa – 5 figli sono impegnativi – e delle ore da babysitter durante la vacanza della madre con la figlia più grande in Europa – per visitare i parenti danesi e tutti i workawayer, questo è il nome degli ospiti, che son passati da loro negli anni – ci daranno vitto ed alloggio per più di due mesi, oltre che una totale full-immersion nella loro vita quotidiana e nella comunità.

Workaway

Occasione irrinunciabile, prenotiamo i biglietti e iniziamo il conto alla rovescia. Ad oggi, mancano pochi giorni alla partenza e siamo entusiasti della nostra scelta. Scelta che ci ha portato, negli ultimi mesi, a conoscere altre persone come noi, che hanno lasciato tutto e son partiti.

Due di queste persone sono una coppia, torinese lui, milanese giramondo lei, che hanno mollato tutto, venduto quello che avevano in più, salutato amici e parenti, e son partiti per il Sudamerica, come inizio del viaggio intorno al mondo durante il quale decideranno cosa fare delle loro vite. Sono Nina & Giuse, conosciuti nel web come Leaving the old way, e hanno appena terminato la loro prima esperienza come workawayers.

Nina ci risponde dagli Stati Uniti, dove è arrivata con Giuse appena ieri.

Ciao Nina, due parole per descrivere la vostra esperienza e voi stessi.

In questo momento per descriverci basterebbe un foglio bianco: siamo in piena fase di “riscrittura” di noi stessi! Io ho 33 anni, e mi sono lasciata alle spalle quella che aveva appena iniziato ad essere una promettente carriera come marketing e property manager. Giuse di anni ne ha 42 e anche lui ha chiuso la sua attività ventennale di rivenditore di sistemi espositivi. Abbiamo venduto e dato in beneficenza quel poco che avevamo, e a fine marzo siamo partiti per questo viaggio a zonzo nel mondo, durante il quale stiamo cercando di collezionare esperienze grazie alle quali capire, nel giro di un annetto, quale possa essere la nostra “new way”, il nostro nuovo modo di vivere.

Come sei venuta a conoscenza di Workaway?

Grazie all’insonnia, dovrei dire! Era giugno del 2014 e avevamo appena deciso di mollare tutto e partire. Non volevamo che fosse un semplice “giro del mondo” o una vacanza, e così ci siamo messi a cercare su internet tutti i modi possibili per viaggiare in maniera alternativa, cercando di vivere a contatto con la gente del posto. Non abbiamo praticamente dormito per quasi una settimana fino a quando non è comparso sotto i nostri occhi il sito di Workaway, l’unico fra i suoi simili ad avere un costo e un servizio perfetti per le nostre necessità di “coppia di nomadi”.

Avete appena concluso la vostra prima esperienza da Workawayers, raccontaci del posto dove siete stati, chi vi ha ospitato, che cosa avete fatto.

Siamo stati accolti da Martin, un signore meraviglioso che possiede da meno di due anni una fattoria vicino Osorno, nel Sud del Cile. Premesso che nessuno di noi aveva mai fatto un’esperienza simile, e premessa soprattutto la mia fobia per gli insetti e la mia scarsa conoscenza della natura, l’esito di questa avventura non era affatto scontato. Invece, dopo il primo giorno di assestamento, trovarsi con le mani sempre sporche di terra a raccogliere e seminare verdure è stata un’esperienza fantastica. Ogni giorno abbiamo lavorato 5-6 ore, ciascuno con i propri tempi ma sempre con una buona lena, per poi passare il resto del tempo a rilassarci e divertirci insieme alla famiglia di Martin e agli altri workawayers.

WorkawaySiamo stati felicemente sperduti in questa fattoria, senza wifi, senza macchina, lontani 15 km dalla città più vicina, masticando uno spagnolo un po’ zoppicante. Quando siamo andati via, lo abbiamo fatto con le lacrime. Non eravamo più gli stessi.

Raccomanderesti l’esperienza Workaway? Trovi che sia un buon trampolino di lancio per iniziare una nuova vita?

Assolutamente sì, ma non se lo spirito è quello di farsi una vacanza low cost. Un’esperienza come questa è qualcosa di molto diverso, indicata per chi vuole conoscere davvero un’altra cultura, e magari imparare una nuova professione, una nuova lingua o, come nel nostro caso, mettersi un po’ alla prova e fare esperienze nuove con lo scopo di conoscersi un po’ meglio.

Non abbiamo mai controllato quante ore al giorno abbiamo lavorato, e non ci siamo mai tirati indietro dal lavoro che veniva richiesto. Quando è capitato che, per qualche problema di salute, non fossimo in grado di lavorare nei campi, ci siamo prodigati per inventarci mille altri lavori alternativi. Abbiamo condiviso con Martin consigli per lo sviluppo della propria fattoria, e messo a sua disposizione la nostra conoscenza della cultura alimentare italiana per aiutarlo nella ricerca di nuovi prodotti da piantare. Avremmo anche potuto non farlo, e limitarci a lavorare solo per il numero di ore previste. Ma sono convinta che se non avessimo vissuto la fattoria come se fosse nostra, non sarebbe stata un’esperienza così forte a tal punto che non solo vogliamo ripeterla in giro per il mondo, ma faremo di tutto per ritornare a Osorno da Martin e proseguire con il lavoro lasciato in sospeso.

L’unico consiglio che mi sento di dare è di essere molto onesti con se stessi e non forzare troppo la mano. Nel nostro caso siamo partiti per Osorno senza aver domandato nulla sul tipo di lavoro richiesto, sul numero di ore giornaliere e sul tipo di sistemazione che ci sarebbe stata offerta. Quello che ci aspettava è andato ben oltre ogni rosea aspettativa: sappiamo che non sempre è così, e che ci sono stati casi di esperienze negative. Noi abbiamo accettato di rischiare perché faceva parte della nostra “filosofia di viaggio”, ma se si preferisce stare un po’ più tranquilli, prima di partire può essere buona norma informarsi bene su quello che ti aspetta dall’altra parte del mondo.

Workaway

2016-10-13T13:34:10+00:00

4 Comments

  1. Marco 12 gennaio 2016 at 18:21 - Reply

    Ciao! Sarei anche io intenzionato a partire per il Canada con workaway quest’estate…
    Premesso che ho intenzione di stare 3 o 4 settimane, mi sapresti dire che visto serve?
    Il visto lavorativo o turistico?

    • Amber 12 gennaio 2016 at 21:34 - Reply

      Ciao, fino a tre mesi basta il visto turistico, ma è meglio non menzionare alla dogana “Workaway”, il fatto che si chiami “work” so che ha causato problemi ad alcuni – noi avevamo il visto di lavoro perché siamo rimasti più di tre mesi e non sapevamo fino a quando saremmo rimasti, inizialmente.
      Hanno recentemente introdotto una sorta di pre-autorizzazione, simile all’ESTA degli Stati Uniti per intenderci, ma non ne so molto perché a noi non è servito in quanto eravamo già là quando l’hanno introdotto.

      Per il resto, buon divertimento! Sarà sicuramente una gran bella avventura.
      PS: se hai bisogno scrivici pure, puoi contattarci direttamente tramite la nostra pagina facebook. E salutaci gli orsi! 🙂

  2. Sara Cianciulli 16 giugno 2016 at 18:00 - Reply

    Ciao a tutti.
    vorrei sapere se è possibile contattare altri workawayers

    • WorldsPaths 21 luglio 2016 at 9:07 - Reply

      é possibile tramite il sito di Workaway, li puoi comunicare sia con il gli Host che con i workawayers

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