Informazioni

Data trekking: 06/06/2020

difficoltà: EE  [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1.600
quota vetta/quota massima (m): 3.037
dislivello salita totale (m): 1.567

località partenza: Pattemouche (Torino, Piemonte)

parco troncea

Era da tanto che non venivamo nel Parco Val Troncea, siamo pronti per scoprirne qualche altro angolo meraviglioso

Era ormai da diversi anni che puntavamo al Bric Ghinivert ed al colle del Beth, senza mai trovare il giusto momento per intraprendere questo lungo giro ad anello. Un bel weekend di inizio giugno con ancora troppa neve per poter raggiungere gli altri 3.000 ci offre l’occasione giusta per intraprendere questa nuova avventura. Fa ancora abbastanza fresco e la giornata non è fantastica, quindi lo zaino è pieno di vestiti caldi per la vetta e ramponi, non siamo proprio sicuri di come sarà lassù.

sentiero

Pronti per una nuova avventura, arrivati alla deviazione ecco che comincia il vero sentiero

 

Ci avventuriamo nella sempre meravigliosa Val Troncea, troppo spesso dimenticata, e poco dopo Pattemouche lasciamo la macchina e si comincia a camminare. Si inizia con un bel sentiero quasi pianeggiante, una manciata di chilometri, ottimi per riscaldare le gambe senza troppi traumi, senza ricordarci del comodo parcheggio appena dopo la frazione di Laval. Arrivati lì già sappiamo che questi pochi e rilassanti chilometri ora, saranno una lunga agonia sulla strada del ritorno! Seguiamo il fiume fino al rifugio Troncea, appena riaperto dopo il lungo periodo di chiusura causa Covid. Proseguiamo fino a che non raggiungiamo la deviazione nel fresco bosco, dove finalmente comincia ad aumentare la pendenza e si inizia a guadagnare dislivello. Oggi prevediamo una lunga, lunghissima giornata, meglio non affrettarsi troppo e conservare le gambe anche per le vette successive.

colle del beth

Il famoso bivacco del Colle del Beth, un casotto di cui bisogna guadagnarsi le chiavi prenotando con largo anticipo

Superato il fitto del bosco, immersi nei profumi della natura che si sveglia dal letargo invernale, con mille fiumiciattoli e ruscelli ovunque, ecco che si apre intorno a noi un fantastico panorama di vette incorniciate di bianco sotto un cielo attraversato da qualche nuvola pennellata nel blu, verso valle i boschi di un verde smeraldo acceso. Saliamo, il sentiero è sempre facile ed i chilometri cominciano ad accumularsi; lasciata l’ombra del bosco comincia anche a fare un bel calduccio, fortunatamente ogni tanto le nuvole ci danno un po’ di sollievo. Ammiriamo, senza passarci accanto purtroppo, le famose entrate delle miniere del Beth – anche Bet, a seconda dei cartelli – leggendo la storia di quando queste montagne erano frequentate per duro lavoro e non per passione, spunti di riflessione molto interessanti.

bric ghinivert

E dopo tanto camminare eccoci in vetta al Bric Ghinivert, abbiamo conquistato la croce di vetta!

Il sentiero comincia a farsi più ripido ed a tratti ci capita di dover superare qualche nevaio ostinato che non vuole saperne di sciogliersi e dopo l’ennesima curva ecco che appare poco sopra le nostre teste il Colle del Beth. Più avanti vediamo la traccia, tutta su neve, che porta alla vetta del Ghinivert, diverse centinaia di metri sopra la nostra testa.  Ci fermiamo qualche momento a riposare ed ammirare i laghi del Beth ancora ghiacciati, poi è ora di avventurarsi verso il Bric Ghinivert. Capiamo subito che i ramponi non saranno necessari: è mezzogiorno e l’aria che sale da valle è calda e umida, la neve è più simile a granita che ghiaccio! Ci incamminiamo subito sul nevaio, seguendo le tracce di chi è passato prima di noi – per fortuna perché il sentiero è completamente sepolto e chissà dove si trova di preciso – e ci perdiamo almeno un paio di volte prima di riuscire finalmente a tornare sulla roccia e sull’ultimo strappo di salita che ci porta dritti alla vetta del Bric Ghinivert.

discesa Ghinivert

Uno spettacolo davvero stupefacente ci affascina durante la discesa, le nuvole che vengono fermate dalla cresta

Ci inerpichiamo su fino alla croce del Bric Ghinivert per qualche bella foto mentre le nuvole si fermano proprio sul limite della cresta con uno spettacolo davvero surreale. E’ incredibile l’umidità e il caldo che ci sono dal lato dove ci sono le nuvole ed il vento freddo che c’è sull’altro lato. Non ci fermiamo molto, il nostro giro prevede ancora qualche tappa, meglio non attardarsi troppo. Ritorniamo sui nostri passi e raggiunto il nevaio scopriamo che all’andata abbiamo allungato parecchio facendo un lungo giro, per fortuna ora vediamo chiaramente la traccia ed in breve siamo di nuovo al Colle del Beth. Non ci attardiamo e continuiamo a camminare verso il Bric di Mezzogiorno, che gioca a nascondino con le nuvole. Arrivati in cima troviamo di nuovo la neve, ormai bella sciolta, per fortuna sono solo pochi passi in cresta verso la vetta ed eccoci alla seconda conquista della giornata!

bric mezzogiorno

In bilico sulla cresta del Bric di Mezzogiorno, tra cielo sereno e nuvole minacciose, dritti verso la croce della seconda vetta

Le nuvole non accennano ad andare via, anzi, si abbassano sempre più e anche le gambe cominciano ad essere stanche. Ci mancano ancora parecchi chilometri per tornare alla macchina e siamo quasi certi che ci prenderemo una bella lavata, pensavamo di concatenare ancora una vetta ma decidiamo che può essere sufficiente per oggi. Scendiamo al Colle Arcano da dove comincia la lunga strada del ritorno, tra prati verdi e fiorellini dai mille colori. Quando arriviamo in vista del Rifugio Laval le gambe son cotte e già non ne possiamo più, ed ecco che il pensiero di questa mattina, quando arrivati qui abbiamo pensato a quanto sarebbe stata lunga la strada da qui verso la macchina, e non ci sbagliavamo per niente. Per fortuna un pacchetto di salsicce secche ci aiuta a far passare il tempo ed alla fine rieccoci al ponticello che attraversa il fiume e di qui a poco alla macchina. Non abbiamo nemmeno il tempo di toglierci scarpe e zaini che comincia a piovere, che tempismo!

colle arcano

La strada della discesa ci porta al Colle Arcano, e con queste nubi il nome è decisamente appropriato

Un’altro lungo giro alla scoperta delle nostre valli è terminato e conserveremo un altro bel ricordo, insieme a dei piedi fumanti!

piedi fumanti

I tanti chilometri a piedi ci hanno quasi fatto fondere i piedi, che c’è di meglio di una bella pioggia fresca per ripartire?

AP