huayllapa

Rieccoci in cammino, qualche pastore ci saluta e ci fermiamo a fare due chiacchiere

Dopo tanti giorni di risvegli già in ritardo, finalmente abbiamo aggiustato il tiro, complice una notte secca che non ci ha creato problemi di tenda bagnata. Andiamo a fare colazione con gli zaini già pronti ed abbiamo tutto il tempo per fare con calma. Ci incamminiamo per primi su per la discesa di ghiaia che abbiamo percorso ieri in discesa, e le gambe si scaldano nonostante il freddo del mattino, il sole è ancora nascosto dalle alte vette che circondano Huayllapa.

sentiero

Passo dopo passo ci impolveriamo sempre più nella lunga strada impolverata

Il sentiero comincia a salire pian piano, a tratti ci sono degli strappi più ripidi, per il resto è una lunga, lunghissima camminata in salita, un po’ di qua e un po’ di là del fiume. La strada è secca e impolverata ed in breve siamo pieni di sabbia nelle scarpe e sui pantaloni, dopo 5 giorni cominciamo ad essere discretamente sporchi!

Infine, raggiungiamo la fine della gola e sbuchiamo nella vallata aperta, al sole, e camminiamo ancora per un lungo tratto prima di fermarci ed aspettare il resto del gruppo. Oggi la giornata è davvero lunga, abbiamo già percorso 700 dei 1.250 metri di dislivello da fare e l’altitudine comincia di nuovo a farsi sentire visto che abbiamo superato i 4.000 metri.

Abbiamo raggiunto il campo dove avremmo dovuto dormire la notte scorsa, se non avessimo deciso di fare il giro lungo e salire al Paso San Antonio. Ci si avvicina un signore solitario, un po’ stralunato dalla solitudine dell’alta montagna, con cui condividiamo del cibo. Aspettiamo tutti gli altri che ci raggiungono uno dopo l’altro mentre mangiamo snack e caramelle prima di riprendere il cammino.

ghiacciai

sentiero

Il lungo e polveroso sentiero ci appesantisce le gambe e spezza il fiato

Ci rimettiamo in cammino con le gambe fredde, sotto un sole che non dà tregua e ci cuoce la testa, insieme a delle grosse grasse mosche nere che pungono e ci costringono a star coperti. Dobbiamo distanziarci l’uno dall’altro per evitare di mangiare la polvere alzata da chi ci cammina davanti, così la salita diventa una lunga e silenziosa camminata, le gambe rigide, ed un panorama che dopo una prima parte di stupore per le nuove vette, diventa noioso. Probabilmente negli ultimi giorni i nostri standard in fatto di paesaggi si sono alzati un po’ troppo.

Il sentiero diventa meno ripido dopo un tratto in salita. Aggiriamo il monte ed ecco che si apre un lunghissimo traverso su ampio sentiero ghiaioso.

laguna

Raggiunto il colle finalmente il riposo ed il meritato panorama della Laguna Susococha

Contiamo i metri che ci separano dal colle, scacciando mosche e mangiando sabbia, poi finalmente lo vediamo, eccolo là dopo una piana che pare essere in piano, ed invece non lo è per nulla.

Quando pensiamo di aver finito di faticare, le gambe continuano a far fatica per attraversare la piana tutta collinette, praticamente un deserto d’alta quota. Passiamo a fianco di un piccolo laghetto e poi eccoci al colle, salendo con un’ultima, breve e faticosa salita.

Ci giriamo per assaporare finalmente il paesaggio che abbiamo superato con fatica: una lagunetta in mezzo alla vallata, con le vette a circondarla su tutti i lati. Dall’altra parte invece ecco lo spettacolo promesso da questa mattina, il Diablo Mudo, il diavolo muto, si erge in tutto il suo splendore poco lontano da noi, e sotto la vallata con la laguna Susococha. I colori sono davvero spettacolari, con il rosso che la fa da padrona colando giù dal Diablo Mudo.

diablo mudo

Eccolo, rosso come il diavolo e bianco di neve, il Diablo Mudo sotto un cielo cupo e tempestoso

Punta Tapush

Salendo lungo la morena verso Punta Tapush e poi dritti verso il Diablo Mudo

Ci riposiamo e gustiamo uno snack, le nostre fatiche per oggi sono quasi finite, manca solo una lunga discesa. Se non fosse che proprio lui, il Diablo Mudo, ci chiama. Così vicino eppure nascosto da quel colle che non ce lo fa vedere dalla sua angolazione migliore.

Diablo Mudo

La discesa non è meno faticosa della salita, ma la vista ci rimette subito in forze

Seguendo la morena, il triangolo di Punta Tapush svetta su di noi, troppo alto per raggiungerlo, mentre sembra possibile tagliare salendo sulla parete ghiaiosa e raggiungere un colle poco più alto di noi.

Con Eduard ci incamminiamo sulla nera ghiaia, faticosissima da risalire, ma ormai la sfida contro noi stessi è cominciata e non ci tiriamo indietro. Con calma aggiriamo la parete e raggiungiamo la cima della morena che ci separa dal Diablo Mudo, quasi arrampicando sulle rocce per gli ultimi metri.

La vista ripaga incredibilmente della fatica fatta per arrivare, siamo molto vicini ai ghiacciai che scendono colando giù verso la laguna biancastra al termine dei ghiacci. Da qui partono mille piccoli fiumiciattoli di tutte le sfumature di rosso. Aspettiamo che il sole spunti da dietro le nubi cupe, ma non siamo abbastanza fortunati.

campo Gashpampa

Come un miraggio, a fondo valle, eccole le nostre tende arancioni che ci aspettano

Rimangono le ombre che dipingono il Diablo Mudo di bianco e grigio, come se fosse disegnato a mano. Ci rimettiamo in marcia, finalmente in discesa, e la fatica ricomincia anche se più sopportabile. Aggiriamo la laguna dalla parte opposta rispetto ai nostri compagni, sempre con un occhio dietro di noi all’imponente Diablo, e poi eccolo laggiù il campo, già montato con la tenda mensa fumante.

Raggiungiamo il campo stravolti, mangiamo una zuppetta calda e poi ci infiliamo subito in tenda per riposare prima di cena. Leggiamo e sonnecchiamo, fuori fa freddissimo e le punture di zanzare e mosche ci tormentano. Raggiungiamo gli altri in tenda mensa, una sauna praticamente, dove aspettiamo che la cena sia pronta e chiacchieriamo col cocinero, che scopriamo essere un gran Dongiovanni! Poi una cena veloce, quasi in silenzio, siamo tutti stravolti ed il freddo non aiuta, quindi qualche parola e tutti a nanna.