Dopo buche, curve e strade a picco, eccoci finalmente al nostro primo accampamento

Huaraz, ridente cittadina piena di palazzi con i piloni lasciati a metà sui tetti, chissà che uno non si svegli un giorno e decida di costruire ancora un piano. Ad oltre 3.000 metri, è il punto di partenza di tutte le esplorazioni nella zona della Cordillera Blanca. Abbiamo studiato la zona nei lunghi mesi di preparazione a casa e volevamo qualcosa di diverso, meno turistico, meno frequentato, cerca e chiedi siamo finiti a guardare la Cordillera Huayhuash, sorella minore e meno conosciuta, ma forse ancora più bella perché più selvaggia. Certo, gli manca la vetta più alta del Perù, lo Huascaràn, ma ne ha molte altre, tra cui appunto lo Huayhuash da cui il nome del trekking, altrettanto interessanti.

Finalmente passiamo una lunga notte rilassante in una stanza comoda, doccia calda e tante ore di sonno, una bella colazione lunga seduti al sole, in tarda mattinata, e poi è ora di partire e cominciano le sorprese: non siamo una decina ma ben 16 persone, accompagnati da una guida e un cocinero, in più ci raggiungerà alla partenza il portatore con i muli. Insomma, un bel gruppetto variegato, quasi tutto europeo con un tocco internazionale direttamente dalla Nuova Zelanda – abbiamo già in testa tantissime domande, è la nostra prossima destinazione sulla lista dei posti da vedere!

Durante la prima passeggiata cominciamo a scoprire le tipiche casette dei pastori

Saliamo sul bus, tutto per noi, e cominciamo a dirigerci verso il nostro primo campo a Cuartelwain. Il tragitto è già un’avventura, superati i villaggi di Llamac e Pocpa, dove facciamo qualche piccola pausa per sgranchire le gambe e mangiare un frutto, ci infiliamo in questa bella strada sterrata, piena di buche, a picco sul burrone con un bel fiume arrabbiato che scorre sul fondo. Il meglio è sulle curve, quando la guida scende per aiutare l’autista a far manovra, urlando dalla porta lasciata aperta sull’orlo del dirupo, il brivido è assicurato! Rischiamo anche di incastrarci in un affossamento del terreno e per superare il problema, facciamo tutti una pausa per sgranchirci le gambe e alleggerire il bus, evitando il peggio. Poi, all’ennesima curva e milionesima buca, superati anche alcuni blocchi per pagare il passaggio alle comunità locali, eccoci a Cuartelwain, il nostro primo campo.

La nostra prima fantastica stellata di questa nuova avventura

In breve scarichiamo tutto il carico e si incomincia subito a montare le tende, ogni coppia la sua e poi tutti a dare una mano per la tenda mensa e la tenda cucina. Viene subito preparato un bel tè caldo per facilitare la conoscenza, tutti intorno ad un piccolo tavolo non possiamo che cominciare a parlare e conoscerci, poi Rocio (si legge Ròsio ed è una donna, per chi se lo chiedesse!) ci porta a fare la prima piccola passeggiata, probabilmente per testare la nostra forma fisica e per farci vedere dove è cresciuta e dove ancora vive qualche sua zia: un piccola casetta in mezzo alla valle, fatta di pietre e con il tetto in legno e paglia.

Rientrati al campo al calar del sole, veniamo accolti dalla nostra prima cena e subito scopriamo che 2 dei 16 di questo gruppo sono in realtà amici delle guide che approfittano solo del servizio di portatori, senza però aver nessuna voglia di mischiarsi al gruppo. Ed anche l’aiuto guida non c’è, è tornato indietro con il bus, perciò rimane solo Rocio, il cocinero e il portatore con i suoi muli. Ceniamo, un piatto di riso, una patata, una fettina di carne e tanto tè caldo, il tutto a lume di una candela attaccata al palo della tenda. Quando il freddo comincia ad essere insopportabile, è ora di infilarci in tenda per la prima notte di questa nuova, lunga avventura, dopo uno sguardo veloce ai milioni di stelle sopra le nostre teste.

Il primo attraversamento di questa nuova avventura

Siamo svegli da pochi minuti, il sole non si è ancora alzato del tutto, la tenda è rigida di ghiaccio…e noi siamo già in ritardo! Usciamo e scopriamo che gli altri hanno smontato già quasi tutto, ci affrettiamo e a metà veniamo richiamati all’ordine dalla colazione nei piatti. Rispetto ai piatti serviti da Buenas durante le nostre mattine intorno all’Ausangate, la quantità si è quasi dimezzata e anche la qualità – essere in gruppo comporta che gli orari non li decidiamo noi ed il cibo è meno, da spartire tra tutti!

La lunga piana emozionante, dritti verso le vette a punta innevate

Finito di mangiare ci restano pochi minuti per chiudere la tenda e consegnare i nostri bagagli, limitati ad una sacca da 10 chili in tutto, il tempo di andare un momento in bagno – probabilmente l’ultimo che vedremo per diversi giorni – e gli altri si sono già incamminati. Distanziati, nella speranza di poter sfruttare il nostro acclimatamento dei giorni scorsi, procediamo subito di buon passo, senza riscaldamento, e una volta raggiunti gli altri abbiamo un fiatone ed un mal di testa notevoli e non recuperiamo finché non raggiungiamo il passo, 600 metri più in alto di dove siamo partiti.

I nostri simpatici amici francesi fanno da modelli per una foto indimenticabile e un sacco di risate

Ricompattato il gruppo si comincia a scendere, fino ad arrivare ad un nuovo posto di blocco dove dobbiamo pagare il passaggio e ci fermiamo per lo spuntino. Scopriamo, tra le chiacchiere per conoscerci e per conoscere Rocio, la nostra guida, che c’è un problema con i muli: il carico è troppo e non sono sufficienti. Ci viene detto di non preoccuparci anche se all’orizzonte non c’è traccia di animali, aspettiamo una buona mezz’ora ma nulla, non arriva nessuno, così con un po’ d’ansia addosso – sarebbe la seconda volta che la guida ci abbandona al primo giorno! – ci rimettiamo in cammino.

La salita annulla i pensieri, completamente rivolti alla fatica in corso, finché voltandoci ed essendo sufficientemente in alto, cominciano ad apparire le creste delle montagne aguzze e coperte di ghiacci. Saliamo lungo il sentiero che corre lungo la parete della montagna, sempre più ripido verso il colle dove arriviamo uno dopo l’altro e ci fermiamo per ricompattare il gruppo e fare un piccolo snack, sperando di veder comparire gli asini senza fortuna. Cominciamo ad avere freddo ed è ora di rimetterci in marcia, non prima di aver fatto qualche foto di gruppo, e scendiamo veloci giù verso la laguna, estasiati dal panorama fantastico: le vette oltre i 6.000 metri dello Yerupaja, del Siula Grande e di tanti altri che non riconosciamo ci circondano e dai loro ghiacci si fa strada un fiume che va a creare una laguna blu.

Dopo tanta attesa eccoli finalmente i nostri asinelli, carichi e stanchi ma finalmente con noi!

Ci fermiamo su di una piccola cresta rocciosa dove la vista si apre sulla laguna Carhuacocha. Peccato solo le nuvole che a tratti nascondono il paesaggio, non si prospetta bel tempo per domani.

Raggiungiamo il campo, altri gruppi hanno già montato tutto invece noi non abbiamo ancora nemmeno gli asini ed all’orizzonte continua a non apparire nessuno. Rocio ci dice che ha mandato in aiuto una persona con altri due cavalli e che in ogni caso c’è una sua zia che abita in una delle capanne più a valle e ci può cucinare una buona cena a base di patate in caso di necessità, ospitandoci in una delle tante case abbandonate. Dopo tante chiacchiere, quando le speranze sono ormai quasi svanite e i toni si cominciano ad accendere, ecco uno, poi un’altro ed infine tutti i nostri cari asinelli che appaiono all’orizzonte, carichi fino all’estremo. Mentre aiutiamo tutti a scaricare e montare il campo, non mancano le coccole per gli asinelli che hanno faticato per aiutarci a portare le nostre cose e ci permettono di goderci una cena buona e calda, nella comodità della tenda mensa. Fuori fa freddo ed il meteo non migliora, anzi, come ci infiliamo in tenda comincia anche a piovere e così ci godiamo la nostra notte sotto le stelle, con la pioggia che batte sul telo della nostra fedele compagna di viaggio.

Diario di viaggio -> https://www.theworldspaths.com/huayhuash-trek/

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